7.0
- Band: SANCTVS
- Durata: 00:42:58
- Disponibile dal:
- Etichetta:
- Osmose Productions
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Ritorna il progetto Sanctvs, altra realtà underground proveniente dal Canada, precisamente da Montréal – ennesimo segnale di come a nord degli Stati Uniti da ormai più di una decade emergano sempre più progetti e band di grande caratura, al punto di poter considerare il Canada un’altra delle nazioni più rilevanti per il black metal.
Comunque sia, Sanctvs è il progetto di Mortheos, al ritorno su Osmose dopo aver debuttato un lustro fa su Sepulchral Productions, label canadese chiave per la crescita della scena nazionale. Mortheos è parte anche dei buonissimi Gevurah, black metal a tematiche occulte che nel 2022 ha sorpreso molti con un disco oscuro e particolare come “Gehinnom”, edito da Profound Lore.
Se vogliamo partire con un paragone, la creatura di Mortheos si muove sì su territori black metal come ci aspettavamo, ma risulta differente dai sopracitati Gevurah: la violenza e la velocità sono fondamentali nelle strutture, ma manca invece lo stesso approccio occulto, anche se poi Sanctvs si presenta comunque legato a tematiche filosofiche e spirituali sin dalla bella copertina in bianco e nero e dal logo con tanto di corona, creando un approccio iconografico che può ricordare certi Whoredom Rife.
Musicalmente, invece, siamo davanti a sei brani piuttosto lunghi cantati – o dovremmo dire urlati – in francese, quasi sempre impostati su tempi velocissimi e riff serrati.
Ci sono alcuni momenti più atmosferici – come l’inizio di “Thrène Pour Un Monde Révolu” o il suo break successivo con tanto di mini assolo – che si dispiegano in tempi medio-solenni, ma l’impressione complessiva è quella di un lavoro ruvido e dal suono globale opprimente.
L’interpretazione vocale di Mortheos, declamata e spesso affine a quelle dei classici dischi del Nidrosian black metal, si fa notare anche grazie anche alla metrica in lingua francese che, dobbiamo riconoscerlo, in Sanctvs diventa un buon elemento di diversificazione. Per il resto, il disco è formalmente ineccepibile: sorretto da una produzione adeguata, né troppo underground né troppo ripulita, si dimostra ben suonato ma altrettanto privo di soluzioni sorpredenti, fatta forse eccezione per la citata “Thrène Pour Un Monde Révolu”.
“De l’abîme au plérôme” è, nei suoi quarantadue minuti di durata, un disco coeso e coerente, ma come detto soffre forse sulla lunga distanza di ganci di originalità: se lo prendiamo come un esercizio di stile black metal centra in pieno il suo obiettivo, mentre troviamo realmente difficile assegnargli una spiccata individualità, se escludiamo il cantato in francese.
In sostanza, crediamo sarà difficile ricordarsi di Sanctvs nella miriade di proposte black metal underground, ma è altrettanto vero che “De l’abîme au plérôme” potrà interessare sicuramente anche tutti gli appassionati (di black metal canadese e non solo), visto che si tratta sì dell’ennesima band, ma con un potenziale artistico notevole.
