7.0
- Band: SANGUISUGABOGG
- Durata: 00:47:27
- Disponibile dal: 10/10/2025
- Etichetta:
- Century Media Records
Spotify:
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Probabilmente, per un’ampia fetta di pubblico, i Sanguisugabogg sono e saranno sempre uno scherzo di cattivo gusto, vuoi per una presenza social a base di meme e perculate, vuoi per un moniker risibile, vuoi per un esordio – “Tortured Whole” del 2021 – che ne ha avviato la carriera in modo debole e ingenuo, ricevendo parallelamente un’esposizione sovradimensionata (alla stregua di quella degli amici Frozen Soul) e alimentando giocoforza lo scetticismo e le antipatie della frangia death metal più esigente e ‘adulta’.
Non il migliore degli inizi, insomma, a cui però la formazione dell’Ohio ha risposto con testa bassa e olio di gomito, operando qualche cambio di line-up decisivo, lavorando di riflesso sulla scrittura già a partire dal secondo full-length “Homicidal Ecstasy” (2023) e imbarcandosi in una serie infinita di tour a supporto di pesi massimi come Terror, Suffocation e Cattle Decapitation, per un percorso che oggi – superati i pregiudizi – può dirsi indubbiamente in crescita, oltre che figlio del desiderio di sviluppare un suono il più possibile osceno e pesante, in grado di fondere death metal, beatdown hardcore e altre spezie in modo convincente e non più approssimativo.
Così, se i suddetti Frozen Soul lavorano sotto la supervisione di Matthew Heafy dei Trivium, Devin Swank e compagni si rinchiudono nuovamente in studio con Kurt Ballou, chitarrista dei Converge e produttore per realtà quali Black Breath, Nails e Trap Them: una scelta che, in qualche modo, mette in chiaro a quale campionato preferirebbero ambire i Nostri, con “Hideous Afermath” a rappresentare poi il loro sforzo più ambizioso e curato fino a questo momento.
Non un album privo di limiti o di angoli da smussare, rintracciabili soprattutto nella sovrabbondanza di alcuni passaggi, ma che immortala comunque il quartetto in una veste lucida e credibile, intento a calare i propri riff ignoranti e il proprio andamento elefantiaco in una dimensione atmosferica che, a livello di toni, finisce per evocare quelli di certi torture porn di metà anni Duemila (vedasi anche il soggetto dell’artwork).
Eccessivo, forse, parlare di affinamento in senso stretto, dato che sempre di musica ostinatamente percussiva e suonata con la clava parliamo, tuttavia basterebbero i toni tenebrosi dell’opener “Rotted Entaglement” per capire come questi ragazzi statunitensi, da un mix becero di Devourment e Mortician, stiano progressivamente ampliando il loro raggio d’azione, conferendo alla proposta complessiva – la quale chiama ovviamente in causa anche l’operato di coetanei come 200 Stab Wounds, Fulci e Kruelty – un taglio più denso e profondo.
Oltre ai soliti sfoggi di barbarie (citiamo pure le delicatissime “Ritual Autophagia” e “Abhorrent Contraception”), è giusto poi menzionare gli episodi in cui la band dimostra di volersi assumersi qualche rischio, con le cadenze industrial di “Repulsive Demise” e – soprattutto – le melodie e le rarefazioni di “Paid in Flesh” (con ospite Dylan Walker dei Full of Hell) a riflettere un approccio che nel 2025 non si preclude più la possibilità di sperimentare o di uscire dal solco dell’ignoranza totale, dando inoltre modo di credere che questa tipologia di discorsi, in un futuro non troppo lontano, potrebbe essere ampliata a beneficio del dinamismo e della longevità dell’ascolto.
Come detto, non tutto in “Hideous Aftermath” si presenta a fuoco, complice una durata importante e non sempre giustificata, ma ciò non toglie che il sentiero battuto dalla sua tracklist resti quello della maturità, dando credito ai Sanguisugabogg e rendendo pleonastiche le accuse di gruppo-parodia nei loro confronti.
Chi oggigiorno stravede per gli autori di “Duck Face Killings”, così come gli amanti delle peggiori nefandezze in salsa death metal/hardcore, avrà di che divertirsi.
