SANNHET – So Numb

Pubblicato il 12/09/2017 da
voto
8.0
  • Band: SANNHET
  • Durata: 00:42:12
  • Disponibile dal: 25/08/2017
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore: Audioglobe

L’abbraccio di una madre verso la sua creatura, almeno quello che si vede sulla copertina del terzo album del power trio di Brookylin, non è solamente un qualcosa di sentimentale, ma nasconde anche qualcosa di più recondito. Un senso di sicurezza che sembra essere sempre più lontano col progredire del tempo, dell’età e delle disillusioni che avanzano granitiche, sconfitta dopo sconfitta. L’emozione forte e la fragilità più malinconica sembrano essere le doppie lame con cui si apre “So Numb” dei Sannhet: su “Indigo Illusion” un pattern di batteria sostiene un basso possente sul quale si appoggiano poi le chitarre di sentore post-rock, e così anche nella successiva – e ancora più struggente – “Sapphire”. Quello che si nota subito nella produzione di album come questo – così concentrati sull’atmosfera – è decisamente la produzione. Questa volta la mano di un Peter Katis  (già con Interpol e The National) riesce a far fare un ulteriore salto di qualità alla band newyorkese, spostandola ancora rispetto ai pur ottimi lavori precedenti. Il basso di AJ Annunziata trasuda colore e retaggio post-punk, così come le tonalità chiaroscurali che si aprono con un master decisamente all’altezza della situazione, seppur più satinato che in passato, proseguendo il percorso di “Revisionist”. Così come era successo con “Guidance” dei Russian Circles, anche qui abbiamo un lavoro che si pone su coordinate d’impatto ben fisse ma che offre il suo lato raffinato e di mestiere, capace di esaltare, emozionare e colpire fino in fondo sia gli ascolti distaccati e fugaci quanto quelli più attenti e sottili, impostando il lavoro sempre più personalmente mano a mano che il disco va avanti. Con “Fernbeds” infatti troviamo forse uno dei pezzi migliori – anche il più lungo – scritti dalla band di Brooklyn, in cui l’apertura affidata ad un basso cupo ed incombente si protrae ipnotica con un delay abissale e accompagna un drumbeat di sapore Nine Inch Nails (quelli di “Eraser”) fino a far ritrovare l’ascoltatore perso in un vortice di melodie riverberate blackgaze che trovano il loro spazio sonoro perfetto al’interno del brano. Con la successiva “Salts”, sancendo ormai l’allontanamento dal blastbeat più ossessivo degli altri lavori, si aprono invece i tocchi più sperimentali ed elettronici e si entra nei territori dei club più oscuri della Grande Mela, partendo da quel Saint Vitus da cui i Sannhet prendono le mosse. Con “Way Out” tornano qua e là le tendenze blackgaze delle origini, per essere poi inglobate da un filtro che lascia trasparire solo un arpeggio per un attimo e poi ripiombare massicce nel crescendo finale. Le conclusive “Sleep Well” e “Wind Up” sono poi due facce della stessa medaglia, quella capace di colpire duro e quella più conclusiva e riflessiva: caratteri uniti che rendono “So Numb” un ulteriore passo avanti per una di quelle formazioni strumentali che hanno tracciato una dottrina di commistione tra Nomeansno, Alcest, Russian Cirlces e Don Caballero riuscendo a risultare entusiasmanti e diretti fin dal primo minuto e riuscendo a spostare le proprie coordinate musicali verso qualcosa di più personale. Todd, Refano e Annunziata riescono dunque a offrire un album massiccio, incombente, malinconico ed esaltante di ampio respiro e grande qualità sonora, ampiamente ricompensante ogni tipo di ascolto.

TRACKLIST

  1. Indigo Illusion
  2. Sapphire
  3. So Numb
  4. Fernbeds
  5. Salts
  6. Way Out
  7. Secondary Arrows
  8. Sleep Well
  9. Wind Up
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