7.5
- Band: SARGEIST
- Durata: 00:40:27
- Disponibile dal: 28/05/2025
- Etichetta:
- World Terror Committee
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Nome storico del circuito black metal europeo, i Sargeist riemergono dalle tenebre con un disco che è anzitutto una prova di forza e resilienza dopo le defezioni di line-up degli ultimi anni.
Una preghiera ristoratrice da cui emerge lampante la volontà del chitarrista/membro fondatore Shatraug di non mollare e di proseguire a testa bassa sul sentiero (diabolico) tracciato da opere del calibro di “Satanic Black Devotion” o “Let the Devil In”, facendo ancora più quadrato attorno alla sua figura – tant’è che oggi lo ritroviamo anche al microfono – e all’esperienza di musicisti come VJS (Adaestuo, Demoncy, Nightbringer) e Spellgoth (Horna, Night Shall Drape Us, Trollheims Grott).
Rilasciato a sorpresa in concomitanza del tour europeo con Barshasketh e Sotherion, rinnegando le logiche di una promozione ‘regolare’ come già fatto per gli ultimi lavori in studio (l’EP “Death Veneration” e il full-length “Unbound”), “Flame Within Flame” immortala la band finnica su livelli di ispirazione ancora dignitosissimi, i quali ne confermano lo status raggiunto nell’underground più fanatico e militante anche a fronte di un’evoluzione che, sulla carta, potrebbe sapere di deposizione delle armi, di genuflessione ai piedi dell’altare del redivivo trend melodic black metal.
Perché se è vero che “Flame…”, a scanso di equivoci, si configura come l’album più melodioso e controllato del progetto, riflesso di un artista che in tempi recenti ha dato particolarmente risalto a certi registri (si pensi ai drappeggi epici di “Nyx (Hymnejä yölle)” degli Horna, di cui pure è parte), è altrettanto vero che un simile taglio, per chi conosce a fondo la storia del gruppo, non suonerà come una novità assoluta o destabilizzante, anzi.
A conti fatti, i Sargeist non sono mai stati l’equivalente dei Marduk o dei Dark Funeral, e la melodia, anche nei momenti più feroci e iconoclasti, ha sempre rappresentato la spina dorsale della loro proposta. Se nell’arco di tre decenni sono rimasti un’entità ‘per pochi’, è stato solo per scelta, e non per un suono chissà quanto ostico o spigoloso, e questa raccolta edita da World Terror Committee non sembra destinata a cambiare le carte in tavola, pur a fronte delle caratteristiche sopra riportate.
Come detto, queste ultime vengono ampliate e investite di un ruolo centralissimo all’interno della narrazione, ma partendo da un rispetto sacrale e incondizionato verso l’essenza primigenia di black metal e – soprattutto – da un’emotività dannata in grado di permeare anche i passaggi più diretti, dando l’impressione che, seguendo le scale intrecciate dalle chitarre, sia effettivamente possibile accedere a qualche rituale sotterraneo, tra luci di fiaccole e fumi d’incenso.
Un flusso ferino che, dall’opener “An Eternal Dream Beyond the Accursed Portent” alla conclusiva “Rite of Ascension”, esalta la ripetizione incessante dei riff e la capacità di Shatraug di imbastire soluzioni tanto tradizionali quanto accattivanti, ora facendo leva su un senso di vittoria nei confronti delle forze della Luce, ora su arie malinconiche inscindibili dai vasti e gelidi paesaggi della Finlandia, per un ascolto che – al netto dell’uniformità generale, di una seconda parte meno a fuoco e di uno screaming controverso, lontano dall’intensità espressa in passato da Hoath Torog e Profundus – suona presto come un ‘must’ per gli adepti più fedeli.
