7.5
- Band: SATOR
- Durata: 00:40:06
- Disponibile dal: 22/04/2022
- Etichetta:
- Argonauta Records
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Nuova prova per i genovesi Sator, che dopo “Scorching Sunlight” del 2019, prodotto in autonomia, torna sotto il rassicurante tetto di casa Argonauta con questo nuovo “Cleansing Ritual”. Vediamo allora questo rituale purificante in cosa consiste: quattro brani pesanti e lunghi, fangosi come lo sludge richiede e assieme ben edificati da una componente doom e venature psichedeliche che forse si fanno anche più presenti che in passato, così come un sottostrato fondamentalmente heavy metal che guida da lontano il trio. Siamo di fronte a una quarantina di minuti di passaggi chitarristici pachidermici sorretti da una voce letteralmente infernale e da una batteria che scandisce ad ogni colpo una marcia mortale, con delle inaspettate aperture anni ‘70 che, se non alleggeriscono, armonizzano l’intera esperienza. L’idea è quella di un fiume pericolosamente vicino agli argini, pronto a esondare a ogni minuto, rumoroso, che lascia macchie di fango, portatore di apprensione e potenza inarrestabile. Qualcosa dopo la quale non potremo più essere gli stessi. I Sator riguardano a nomi quali Neurosis o Eyehategod, quando non direttamente i padri supremi Black Sabbath, se non altro nelle strutture base di alcuni riff, e celebrano fragorosamente la propria capacità di straziare i timpani e le casse dei propri amplificatori, con compattezza notevole e praticamente live nel modo di esporsi (un brano come “Murder By Music” sembra una sorta di manifesto, in tal senso, forte anche di qualche momento più vivace), rilasciando un album potente e che si farà ascoltare con grande piacere dagli amanti del genere.
Nota di sorpresa nella seconda parte della conclusiva “On The Edge”, con derive praticamente post punk che sembrano voler mettere un accento definitivo su tutto il lavoro. Le canzoni sono tese, senza veri momenti morti (la più corta sta sugli otto minuti, non è quindi proprio scontato…), capaci di suonare aggressivi e cupi ma non ripetitivi e delineando anzi una certa riconoscibilità all’interno di un’assennata cacofonia. Un lavoro interessante e che pone i Sator tra i nomi di rilievo del genere in Italia e forse non solo.
