7.0
- Band: SATOR
- Durata: 00:48:29
- Disponibile dal: 01/09/2017
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
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E’ una bella seconda uscita quella dei Sator, band genovese che licenzia questo “Ordeal” sotto l’egida di Argonauta; un disco che affonda le braccia nello sludge/doom di nomi quali Eyehategod o Neurosis e ne rimodella i confini, smussa i contorni e se possibile va a scavare ancora più a fondo nella pesantezza che il genere impone. Se, però, il disco si apre con un tappeto di gravissimo sostrato sonoro, violento e annichilente come Satana comanda, già nella title track si scorge un certo gusto per una psichedelia che va a cercare i propri dettami in un doom primigenio e quasi sabbathiano, che nelle sue estremizzazioni non può non riportarci tanto agli Electric Wizard quanto ai Saint Vitus, sia pur con tutto quello che ne è conseguito. E’ un disco intenso, in cui la grande folla che divora tutto e tutti – che, come anche la bella copertina ci ricorda, non siamo altro che noi – ha sussulti, corre, rallenta, divaga, si appesantisce, e riesce a mantenere un suo filo conduttore per tutti i cinquanta minuti (spalmati su cinque brani) che “Ordeal” ci propone. Ed ecco che dunque il lavoro prosegue tra allungamenti, ritmiche ora dilatate ora compatte, una voce sgraziata ed evocativa, giri di chitarra inequivocabili e una sezione ritmica che consta di una batteria che riesce a coprire degnamente il magma sonoro di cui i Sator sono fautori e attori. Menzione d’onore per il brano “Sky Burial” che, con divagazioni settantiane che pur mirano ad un estensione del concetto di pesantezza più vicina a tempi moderni, riesce a riassumere con sapienza e cognizione di causa quelli che ci sembrano essere tanto i riferimenti della band ligure quanto di un intero genere. Opera e band da tenere certamente sotto osservazione, in attesa della fatidica terza prova.
