7.0
- Band: SATOR
- Durata: 00:58:12
- Disponibile dal: 25/12/2019
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La terza prova dei Sator si presenta come un unico, annichilente, mantra di un’ora per quattro brani – se vogliamo includere anche la cover di “A Forest” dei Cure – concepiti per suonare come una sola, complessa, traccia. Ascoltando “Scorching Sunlight”, autoprodotto dalla band, la sensazione è di essere sparuti puntini neri persi su una bianca distesa, e non per niente il concept lirico va a prendere ispirazione da un viaggio in Islanda, circondati dalla natura nella sua forma primeva, non piegata alle esigenze né alle velleità della razza umana. Sembra più un concetto da band black metal, ma con il loro sludge/doom i genovesi riescono a restituire perfettamente il senso di disperata angoscia del quale si fanno latori, il punto di non ritorno per il quale noi, quale specie, saremo destinati a scomparire e non rappresentare nemmeno un ricordo rispetto al mondo che ci circonda.
Anche da un punto di vista musicale i Sator sembrano sposare un senso di cupezza ancora più marcato rispetto al precedente “Ordeal”, che, comparato a questa lunga odissea nera, appare quasi spensierato in alcuni suoi punti, a riascoltarlo oggi. Già nella stessa “Scorching Sunlight”, ventinove minuti di brano, la voce sembra provenire da un putrescente abisso situato chissà dove, mentre l’esasperante lentezza rimbomba con fare apocalittico e marziale. Si toccano quasi confini funeral in alcuni frangenti, con un pedale follemente pigiato sulla cupezza, sull’angoscia. Tra qualche intuizione black, diramazioni decisamente più sperimentali come in “Mesmerism”, connotata da vocazioni noise e ipnotiche, seguita a ruota da “Lament”, che ricalca la forma ma ne acuisce il senso di oppressione della precedente, arriviamo stremati a un ottimo, corposo, tributo ai Cure (con una piccolissima divagazione verso i Joy Divison al suo interno).
I Sator dimostrano una buona forma e capacità più che interessanti, e benché “Scorching Sunlight” sembri un disco quasi di transizione, dove vengono mostrate delle capacità che hanno tutta la possibilità di culminare in una nuova tappa del percorso, non possiamo che apprezzare questa nuova prova. Benissimo così.
