5.0
- Band: SATVRNIA TELLVS
- Durata: 01:07:17
- Disponibile dal: 30/11/2016
Ci sono parecchi aspetti di questo “Sûtrâtmâ” che lasciano perplessi. Il disco viene reso disponibile in due edizioni: download digitale tramite la Sepulchral Silence e un CD in 20 copie edito dalla russa Cvlminis. Ora: d’accordo l’elitarismo e lo spirito misantropo, ma stampare venti copie in CD pare un po’ eccessivo, sopratutto visto l’artwork (particolare, forse un po’ disorientante) molto curato e l’evidente desiderio della one-man band di comunicare il proprio pensiero ricercato, filosofico ed esoterico. Doverosa premessa che ci consente di parlare di ciò che, alla fine, più conta: la musica. La base è costituita da un black metal atmosferico, con frequenti incursioni in territori progressive, dove domina una tastiera che cerca di seguire le atmosfere dei Goblin ed una chitarra che cambia spesso da un picking black metal ad un sound classic, quasi power (“Il Dio D’Acciaio”); a complemento la batteria programmata che funziona bene nelle parti più lente ed introspettive ma risulta dominante e quasi fuori tempo nei momenti veloci (se si usano i ritmi degli Anaal Nathrakh, bisogna farlo con tutti gli strumenti). In generale tutto il sound risulta un po’ troppo pulito e la stessa chitarra solista insegue virtuosismi (“Crisalide”) che mal si sposano con la ritmica che tenta di richiamare il feeling gelido e minimale tipicamente black metal. Un discorso simile si potrebbe fare per la voce che, nelle parti pulite, riesce ad essere espressiva dando il giusto risalto a testi ben scritti ed evocativi, anche se (a tratti) un po’ pretenziosi, aspetto che si perde quando si passa allo scream. E’ innegabile la cura profusa in questo album e ci sono parti convincenti, ma è come se due anime convivessero nello stesso corpo, volendo ancorare i Satvrina Tellvs ad un genere (il black metal) che forse non appartiene più così tanto alla proposta del gruppo di Augusto “Hostis”. Un altro evidente problema è la dinamicità (o, meglio la sua mancanza) del disco: quasi tutti i pezzi sono lunghi (tra gli otto e i dodici minuti) e questo non è necessariamente un male, anzi. Ma, quando si lavora con queste durate, è necessario mantenere vivo l’interesse dell’ascoltatore, qualcosa che si può fare con l’ossessività propria della ripetizione portata anche al parossismo o con cambiamenti ritmici o melodici che, con una certa regolarità, cambino (appunto) la dinamica. Questo secondo approccio esiste in modo abbastanza evidente nella band, ma lo schema è pressoché lo stesso in tutte le canzoni e, sopratutto, è intuibile e – a tratti – crea un effetto ‘posticcio’, come se ci fosse stato un lavoro di loop con il DAW (attenzione: non vogliamo dire che ci sia stato un ‘copia e incolla’ di parti musicali; abbiamo ascoltato attentamente e non ci pare che sia stata adottata questa tecnica, però il risultato è molto simile), con pattern ripetuti in modo molto schematico. “Sûtrâtmâ” potrebbe risultare più appetibile se fosse il demo d’esordio di una band; invece i Satvrina Tellvs hanno alle spalle otto anni di attività e questo è il loro terzo full-length; quella che, in un esordio, avrebbe potuto essere una band che deve ancora decidere appieno in che direzione vuole andare, da qua l’impressione di un gruppo in crisi di identità, che non sappia coniugare la musica al messaggio e perda, quindi, la forza che è, invece, contenuta nei testi, nella cura per l’aspetto grafico e nel desiderio di cimentarsi con una proposta ‘alta’.
