SATYR – Locus

Pubblicato il 25/08/2020 da
voto
8.0
  • Band: SATYR
  • Durata: 00:35:37
  • Disponibile dal: 21/02/2020
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Guardate le facce birichine che mostrano nelle foto promozionali. Sbirciate la loro candida gioventù. Scorgete l’intelligente furbizia abbozzata nelle loro espressioni. Sono quelle di quattro ragazzi di talento, spensierati e sicuri dei loro mezzi. Prendono il progressive/techno metal odierno e lo stropicciano a loro piacimento, conducendoci in volo panoramico attraverso un ubriacante susseguirsi di acrobazie strumentali. Nella breve presentazione sulla loro pagina bandcamp, storpiano ‘serotonina’ in ‘Satyrtonin’, spiegandoci che tale sostanza “migliora l’umore, il sonno, l’appetito, il livello di energia, e riduce il nervosismo’. Ed è in effetti un energizzante ad effetti immediati e inebrianti quello somministrato in “Locus”, primo full-length della formazione di Atlanta. Vanno di fretta i Satyr, non c’è dubbio. Velocità e complicatezze sono il loro pane, come lo è la melodia e la ricercatezza, sempre all’insegna di una forma canzone nitida, pur se incanalata in un turbine di tempi dispari, stacchi furibondi, rocambolesche aperture che guardano tanto al djent quanto al progressive ipercinetico dei Leprous pre-“Malina”. Non sono gli unici ingredienti del cocktail ipervitaminizzato di “Locus”, che vive anche di compresso progressive nordico, mathcore (degnissimi allievi dei The Dillinger Escape Plan), screamo, pop, elemento quest’ultimo cui dà un deciso contributo la vocalità melodiosissima di uno dei due chitarristi, Janald “JD” Long.
Mentre la musica si srotola incalzante e vorticosa, ricorrendo a dialoghi solisti prolungati e ammalianti, le clean vocals si arrampicano su lisce pareti dal grado di difficoltà quasi impossibile, riuscendo in qualche maniera nella scalata, tendendosi a linee ‘alla Muse’, oppure ammiccando all’Einar Solberg più drammaturgico. In questo svagare in ogni dove, disorientante di primo acchito, già al secondo ascolto dalle parvenze logiche e fluide, i Satyr finiscono per gareggiare con quei mostri di tecnica, impeto e melodie squillanti che sono i Protest The Hero. Come la ben più famosa band di Rody Walker, si assiste a uno sfoggio di bravura coerente a un disegno artistico volto alla stupefazione, all’incontro di opposti, al miscelare quello che mai parrebbe star bene assieme, confezionando infine qualcosa di nient’affatto pretenzioso o fuori luogo. Tutt’altro.
L’eccesso di input e l’incastrarsi di elementi divergenti porta a canzoni coinvolgenti e adrenaliniche, che nelle loro contorsioni ben armonizzate e sempre comprendenti appigli melodici e ritmici di pronta esaltazione, potrebbero anche ricordare la svolta prog degli ultimi Between The Buried And Me. Non fanno difetto nemmeno le incursioni in urla metalcore assai ruvide, congeniali a creare quel gioco di contrasti cui il gruppo si abbevera senza conoscere sazietà. Dirompenti e abbaglianti, voraci e sensibili, toccanti e deflagranti, i Satyr buttano giù mura a martellate con la leggerezza di chi, in tale operazione, invece del martello utilizza un misurato svolazzar di piume. La produzione limpida e attenta a ogni minimo particolare e la durata intelligentemente risicata – sui trentacinque minuti – chiude il cerchio di un esordio spettacoloso, doverosamente da ascoltare per i fan dell’hardcore declinato al progressive, o come lo vogliate chiamare. I Satyr hanno talento da vendere, sarebbe un peccato restassero confinati in uno stretto pertugio underground.

TRACKLIST

  1. Apogee
  2. Perigee
  3. Aesop
  4. Bird
  5. Not To Scale
  6. Mushroom
  7. Pathing
  8. Levitator
  9. Picayune
  10. Null
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