SAVATAGE – The Wake Of Magellan

Pubblicato il 15/09/1997 da
voto
8.0
  • Band: SAVATAGE
  • Durata: 01:00:00
  • Disponibile dal: 15/09/1997
  • Etichetta: Atlantic Records
  • Distributore: Warner Bros

Forse per la prima volta nella storia, troviamo un disco dei Savatage con la stessa formazione del precedente. Se si escludono i primi due album infatti, ad ogni battito discografico dei Nostri c’è stato almeno un inserimento o un abbandono, addirittura nel trittico “Hall of The Mountain King”, “Gutter Ballet” e “Streets”, se si conta che Chris Caffery è andato via e poi tornato ogni volta. In qualche modo, ci sembra di poter proiettare questa solidità in formazione anche sul prodotto finale, e il risultato è un album che ricorda molto, nel sound, nella struttura e nell’intenzione, proprio “Dead Winter Dead”. Si tratta di un altro concept, che intreccia la storia di un uomo deluso da tutto e che decide di lasciarsi morire in mare con due fatti di cronaca realmente accaduti: l’assassino della reporter Veronica Guerin e il caso dell’incidente della Maersk Dubai, nave battente bandiera taiwanese che buttò fuori bordo quattro clandestini rumeni, di cui uno solo venne salvato. La musica a supporto di questa tragica vicenda è ancora una volta ricca e drammatica, piena di riferimenti sinfonici e carica di pathos, mai dimentica però di una potenza di fondo che da sempre appartiene al background dei Nostri. L’intro è affidato allo strumentale “Oceans”, pezzo guidato dalle caratteristiche note del piano di Jon Oliva. Il piano è anche lo strumento introduttivo di “Welcome”, splendida introduzione al disco che grazie al bellissimo coro ‘Welcome To The Show’ apre un invisibile sipario davanti ai nostri occhi. “Turns To Me” inizia piano, ancora sottolineata dal piano e da uno Stevens intimista, ma è solo un momento prima che i Savatage ci buttino in faccia una progressione heavy da urlo, la cui potenza è esaltata dai continui cambi di tempo e delle impreviste ripartenze. Geniale! “Morning Sun” segue coordinate simili, con strofe dall’andamento controllato intervallate a improvvise e brucianti esplosioni elettriche. Sempre ottima si rivela la sezione solista, introduttiva al movimentato break centrale della canzone, che si muove all’insegna di passaggi veramente pregevoli. “Another Way” è il primo dei due pezzi affidati alla ritrovata ugola di Jon e, come su “Dead Winter Dead” ci troviamo al cospetto di un brano più duro, sul quale la voce del ‘Mountain King’ può fare il bello e il cattivo tempo con la consueta, teatrale, malignità. L’intro di “Blackjack Guillotine” è sicuramente memore di “Edge Of Thorns” e sfrutta cupi arpeggi e liquide soluzioni chitarristiche che sfociano in un cupo mid-tempo lasciato ancora una volta nelle mani di Stevens. “Paragons Of Innocence” riporta dietro al microfono Oliva, marchiando nuovamente un brano con la di lui caratteristica vocalità. “Complaint In The System” è un po’ atipica per i Savatage che conosciamo, e si cimenta su sonorità più moderne, con uno sporadico uso di inediti filtri vocali. “Underture” è solo l’intro della title-track “Wake Of Magellan”, spettacolare gioiello sinfonico che abbraccia appieno l’elegante sound sviluppato a partire da “Handful Of Rain” in poi. Il brano è un vero e proprio manifesto della fase finale della carriera della band: l’inizio flemmatico con pianoforte e basso si alterna al bridge in crescendo e allo splendido ritornello, che permette a Zachary di estende il proprio range vocale. Il coro polifonico a quattro voci caratterizza la complessa parte centrale aumentando di potenza fino al risolutivo passaggio ‘They whisper and I hear!’, gridato da tutte le voci all’unisono. La ballad “Anymore” non è che l’ennesima conferma della bravura dei Savatage con un certo tipo di composizioni e fa da dolce intermezzo alla bellissima “The Storm”, dove il cuore si spezza davanti a due chitarre che sembrano cento. “The Hourglass” è l’ultimo suggello che risolve tutte le trame seguite finora con classe ed eleganza, condensando in soli otto minuti una quantità di input che altre band metterebbero magari in un disco intero. Anche se non siamo ai livelli di “Gutter Ballet”, “The Wake Of Magellan” rimane l’ultimo grande lascito della band nel suo periodo di ‘rinascita’, un altro lavoro che tantissimi fans portano ancora nel proprio cuore.

TRACKLIST

  1. The Ocean
  2. Welcome
  3. Turns To Me
  4. Morning Sun
  5. Another Way
  6. Blackjack Guillotine
  7. Paragons Of Innocence
  8. Complaint In The System
  9. Underture
  10. The Wake Of Magellan
  11. Anymore
  12. The Storm
  13. The Hourglass
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.