SAVIOUR MACHINE – Saviour Machine I

Pubblicato il 01/07/2015 da
voto
9.5
  • Band: SAVIOUR MACHINE
  • Durata: 01:09:32
  • Disponibile dal: 01/08/1993
  • Etichetta:
  • Intense Records

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La storia della musica, non solo metal, è piena di capolavori isolati, frutto di un’alchimia irripetibile, in carriere che prima e dopo hanno seguito una direzione ben diversa. Lavori così unici, anticonvenzionali, da diventare invisi agli stessi autori. Oppure, senza alcun rancore né senso di colpa, semplicemente scavalcati a favore di una nuova identità. I sedimenti del tempo, in molti di questi casi, portano a lasciare in disparte queste singolari creazioni, che finiscono per assumere connotati leggendari per una piccola schiera di fanatici, mentre la parte preponderante degli ascoltatori continua bellamente a ignorarli e a dedicare a qualcun altro le proprie attenzioni. L’esordio dei Saviour Machine, esempio originalissimo di progressive/epic/gothic metal sinfonico, appartiene a pieno titolo a questa categoria di album reietti e mai apprezzati abbastanza, vittima della sua stessa complessità, della difficoltà di poterlo comprendere secondo i suoi molteplici e contraddittori significati. I Saviour Machine hanno rappresentato per il mondo dell’heavy metal un vero e proprio U.F.O., un oggetto non identificabile, sfuggente ai radar di qualsivoglia categorizzazione: nati nel 1989 a Los Angeles per volontà dei fratelli Eric e Jeff Clayton, il primo cantante, il secondo chitarrista, arrivano a questo esordio omonimo, successivamente conosciuto come “Saviour Machine I”, mettendo in fila una serie di trademark mai più replicati nella stessa forma dalla band stessa, e nemmeno da altri gruppi arrivati dopo di loro. Il disco esce per Intense Records nel 1993, e sarà quindi ristampato nel 1996 dalla Massacre, label tedesca cui i quattro americani si uniranno in un sodalizio artistico che andrà a cessare solo con lo scioglimento della band, avvenuto ufficialmente, dopo molte traversie, solo nel 2013. Ma stiamo precorrendo i tempi, perché se a partire da “Legend I”, primo capitolo dell’epopea “Legend”, concept sull’Apocalisse diviso in quattro full-length, i californiani si sono incanalati in un gothic metal atmosferico e oppressivo, gli esordi mettevano in luce ben altre risorse e attitudini. Innanzitutto va compresa la corrente di pensiero cristiana della formazione, che è tutto fuorché foriera di facili slogan e idee semplicistiche: i testi di Eric Clayton sono colmi di metafore, critiche alla cultura religiosa – i Saviour Machine, per alcune frasi presenti nei testi di “Legion”, saranno oggetto di un duro ostracismo da parte di alcuni movimenti di fondamentalisti cattolici negli States – immagini forti e darkeggianti, all’insegna di una spessa tensione verso un clima apocalittico colmo di pathos e drammaticità. L’opener “Carnival Of Souls”, aperta da cori altisonanti e tastiere operistiche, mette in fila i dogmi del Saviour Machine-pensiero: l’enfasi esagerata, quasi sfiancante, della voce di Clayton, alla quale l’aggettivo “teatrale” va perfino stretto; le melodie darkwave, mutuate da personaggi quali Sisters Of Mercy e Cure, rilette secondo un’ottica personalissima; la pulizia e la chiarezza del suono, con chitarre, tastiere e orchestrazioni poste quasi sullo stesso piano e i cori leggermente più sotto, ma fondamentali per integrare la passionalità delle lead vocals; la struttura progressiva, in costante crescendo, dei pezzi. A livello più subliminale, percorre tutta l’opera un senso di vertigine, di epicità smisurata, data dalla densità e varietà di riff, arrangiamenti, linee vocali; raramente si respira e ci si rilassa durante l’ascolto di “Saviour Machine I”, l’incedere è incalzante e l’accumulo di passaggi gloriosi e pervasi da un senso di pericolo immanente porta quasi in sovraccarico emotivo. Il maggiore responsabile di queste sensazioni è proprio il cantante, che nei quasi settanta minuti del disco lascia raramente gli strumenti senza l’accompagnamento della sua voce; la percentuale dei suoi interventi sul minutaggio totale dell’album è altissima, i passaggi da toni lirici ad altri quasi baritonali è incessante. Il modo in cui Eric Clayton è posseduto dalla musica, la vive e la somatizza, ha dell’incredibile. Il Nostro, negli Anni 2000 colpito da gravi problemi di salute che l’hanno portato a lasciare prematuramente le scene, oltre che per la sua vocalità si è distinto negli Anni ’90 per uno stage acting unico, fatto di una gestualità comprendente una serie di mosse studiate e gesti eclatanti e di un trucco di scena – uno spesso strato di cerone bianco in volto e vistosi gioielli al collo e in fronte – che poteva ricordare quello di David Bowie. Proprio da una canzone del suo repertorio, “Saviour Machine” appunto, i fratelli Clayton hanno tratto ispirazione per il monicker. Nonostante l’elevata durata, in “Saviour Machine I” non vi sono interludi, strumentali, spoken words: le dodici tracce sono canzoni vere e proprie, ognuna una piccola suite infarcita da un quantitativo di soluzioni sulle quali molti altri act avrebbero basato un’intera discografia. “Ludicrous Smile”, “The Widow And The Bride”, “Christians And Lunatics” sono a tutti gli effetti heavy metal song dal taglio progressivo raffinatissimo, accostabili nella frammentarietà e concettualità del loro dipanarsi soltanto a giganti del prog a stelle e strisce quali Fates Warning, Psychotic Waltz, Queensryche. Composizioni che denotano comunque un’anima radicalmente diversa dalle band citate, attraversate come sono da una spiritualità belligerante, una sacralità esagitata e culminante in chiusure dei brani a dir poco funamboliche, con orchestrazioni, cori, pattern percussivi intricatissimi, chitarre plumbee ma trancianti, a unirsi in un coacervo di tumulti dell’anima e annunciazioni di ire divine. Epicentro del disco, non solo perché posta a metà tracklist, ma in quanto summa ultima dei fervori di questi musicisti, è la gigantesca “Killer”: nella prima metà si srotola un mid-tempo solenne, con una melodia orientale a inondare di grandeur il brano assieme alle ossessive strofe di Clayton, che descrive azioni, pensieri, peccati di questo metaforico “Killer”, fra momenti più controllati e altri accesissimi. Poi, improvvisamente, come un quadro che va in dissolvenza davanti ai nostri occhi e si tramuta in un’immagine completamente differente, ecco una repentina accelerazione e un finale in cui angeli e demoni sembrano cavalcare, a migliaia, gli uni contro gli altri in una battaglia definitiva per dirimere l’infinita diatriba tra Bene e Male. Potete partire da qui, per scoprire un disco che non teme confronti con qualsiasi altra pietra miliare del filone “classico” del metal, e appagherà tutte le vostre voglie di musica complessa, emozionale, teatrale all’ennesima potenza. Fatevi salvare.

TRACKLIST

  1. Carnival of Souls
  2. Force of the Entity
  3. Legion
  4. Ludicrous Smiles
  5. The Wicked Window
  6. Son of the Rain
  7. Killer
  8. The Widow and the Bride
  9. Christians and Lunatics
  10. The Mask
  11. A World Alone
  12. Jesus Christ
7 commenti
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