SCALE THE SUMMIT – In A World Of Fear

Pubblicato il 10/07/2017 da
voto
6.5

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Prosegue l’avventura della band di Houston, Texas. “In A World Of Fear” e i suoi dieci brani offrono indubbiamente quello che siamo stati abituati a ricevere dopo ottimi album come “Migration” e soprattutto “The Collective”, questa volta, però, senza un’etichetta di supporto. Entrando nel merito della situazione si può ammettere che difficilmente gli Scale The Summit possono deludere le aspettative: il sound non è cambiato poi di molto, sicuramente si è ammorbidito fino a diventare sempre più vicino alle tendenze post-rock strumentali d’ultimo periodo, ma si mantiene sempre sui canoni di quel prog-rock solido ed evocativo, con sprazzi di riffing acceso e stimolante e pattern di basso e batteria sempre intriganti più orientati verso quel prog metal di tendenze Tesseract e Periphery. Molto riuscita sembra infatti essere la seconda “Astral Kids”, che proseguono il Rush-iano incipit di “Mass” e lo portano verso quelle tendenze jazzose e fluttuanti care ad un certo sentore post-rock strumentale tanto in voga adesso. Chris Letchford sembra essere qui l’unico membro rimasto dall’ormai decade di formazione, questa volta accompagnato da Charlie Engen alla batteria e Kilian Duarte al basso, i quali donano una performance degna di nota (sintomo di quanto il buon Letchford sia in grado di scegliere i compari musicanti) in “Royal Orphans”, sincopata e frizzante nel suo incedere psichedelico e progressivo, mai troppo aggressivo e mai troppo monotono, risultando così uno dei migliori momenti dell’album. Moltissime sono le collaborazioni, tra cui ricordiamo la presenza di Jeff Loomis e James Ivanyi nella funambolica prova chitarristica di “Cosmic Crown”, o nella più metal-oriented “Witch House” in cui figura Angel Vivaldi. Le sezioni più orientate sul prog-metal di nuova generazione (Tesseract e Periphery) sono racchiuse qua e la nell’album, in particolare nell’ultima “The Warden”, da cui è stato tratto anche un videoclip -peraltro abbastanza evitabile – che mostra il trio portante esibirsi in poliritmie sicuramente intriganti, ma che perdono, soprattutto se inquadrati nella misura dei 3 minuti circa, tutta quella avventura e quel panorama magico di cui gli Scale The Summit si sono sempre fatti portavoce, a partire dalle cover dei loro lavori. Questo, purtroppo, è un po’ il sentore che permea tutto questo nuovo album dei texani. Sempre musicalmente ottimi, ma forse, questa volta, poco attenti all’atmosfera che con la loro grande maestria, avrebbero potuto ancora ricreare in dose maggiore. Ad ogni modo – dall’altro lato della medaglia – si sta ancora parlando di musica ben suonata e concepita, eseguita e che sicuramente non abbassa lo status degli Scale The Summit per quanto riguarda la qualità della loro proposta musicale. Se amate quello che potrebbe essere un mash-up di Rush, God Is An Astronaut e Tesseract troverete, ancora una volta, di che gioire.

TRACKLIST

  1. Mass
  2. Astral Kids
  3. Royal Orphans
  4. Cosmic Crown
  5. Witch House
  6. Neon Tombs
  7. Opal Bones
  8. Dream12
  9. Goddes Gate
  10. The Warden
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