SCALE THE SUMMIT – The Migration

Pubblicato il 10/08/2013 da
voto
7.5
  • Band: SCALE THE SUMMIT
  • Durata: 00:42:10
  • Disponibile dal: 11/06/2013
  • Etichetta:
  • Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

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A distanza di due anni dalla pubblicazione dell’acclamato “The Collective”, gli Scale The Summit pubblicano il quarto album di inediti che prosegue in maniera coerente il cammino artistico intrapreso sin dai loro esordi. L’unica novità riguarda la dipartita del bassista Jordan Eberhardt, sostituito da Mark Michell, autore di una prestazione al di sopra delle righe. Forti di una crescente notorietà acquisita dentro i confini degli Stati Uniti, gli alfieri del cosiddetto ‘adventure metal’ non faticheranno a conquistare i favori di tutti coloro che da sempre hanno apprezzato la loro particolare miscela esplosiva di progressive metal. Resta ben inteso che non sempre le doti tecniche dei musicisti sono direttamente proporzionali alle effettive capacità di concretizzare idee convincenti. La band di Houston dimostra invece di essere sufficientemente incisiva nel songwriting relegando la masturbazione musicale al ruolo di ingrediente speciale in grado di donare un sapore unico alla pietanza. Una nota di merito va alla produzione mastodontica coniata da Jamie King (già al lavoro con gli eccelsi Between Buried And Me), bilanciata da un missaggio profondo e ben equilibrato, elementi che tendono a donare il giusto spazio ad ogni strumento. “The Migration” viene raffigurato da una copertina inequivocabilmente psichedelica che rimanda alle grottesche idee partorite dagli Ozric Tentacles, geniali freak britannici che negli anni ‘90 hanno divulgato il verbo del progressive strumentale più acido e sballato. Questi ragazzi riescono nell’ardua impresa di sintetizzare in un minutaggio moderato le vulcaniche idee partorite dalle loro fervide menti, evitando di consumare la nostra pazienza con interminabili suite. Il tessuto osseo dei brani spazia dal roboante techno death di “The Dark Horse” al sognante mood di “Willow”, monolite che si evolve in un’allucinata progressione magmatica tenuta a bada dalle indiscusse virtù dei musicisti. Il nuovo arrivato si ritaglia il suo spazio in “Evergreen”, un godibile soliloquio di basso impostato con pregevoli artifici su timbriche simili a quelle di una chitarra, esperimento che paga il doveroso tributo al geniale Jaco Pastorius. Le peculiarità del metal progressivo vengono palesate su “Odyssey” e “The Traveler”, composizioni puntellate da infiniti saliscendi chitarristici tempestati da un drumming dinamico e furioso, mentre “Atlas Novus” è meritevole di ipnotizzare i nostri sensi grazie alla sua sensuale coltre introspettiva ad alto tasso emozionale. Dietro l’ingannevole look da nerd si cela l’innegabile talento di quattro abili musicisti che sono oramai pronti per spiccare il volo, complice un tour in prossimità di arrivo con i ben più celebri Tesseract. Rien ne va plus.

TRACKLIST

  1. Odyssey
  2. Atlas Novus
  3. The Olive Tree
  4. Narrow Salient
  5. Oracle
  6. Evergreen
  7. The Dark Horse
  8. Willow
  9. Sabrosa
  10. The Traveler
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