SCHAMMASCH – Hearts of No Light

Pubblicato il 12/11/2019 da
voto
7.5
  • Band: SCHAMMASCH
  • Durata: 01:07:14
  • Disponibile dal: 08/11/2019
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

Il limite è il cielo. Potremmo partire da questo concetto per descrivere il quarto full-length degli Schammasch, chiamati a confermare le grandi aspettative nei loro confronti dopo che il precedente “Triangle” ne aveva proiettato il nome ai vertici della scena black/death più elegante e contaminata. Un’opera – il suddetto triplo disco del 2016 – pressoché inattaccabile dal punto di vista della forma e dei contenuti, e che in questo momento rischia di pesare come una spada di Damocle sulla testa dei suoi autori, la cui capacità di muoversi in un limbo equidistante da varie scuole di pensiero (non necessariamente metal e/o estreme) è oggi fatta confluire in un album sì superiore alla media, ma che non riesce del tutto a replicare simili risultati.
Nove brani per oltre sessanta minuti di musica che, parimenti all’artwork di copertina, sfumano a poco a poco in una tavolozza di colori infernali, rendendo la tracklist di “Hearts of No Light” la più cupa in cui il gruppo svizzero si sia mai cimentato. Tenendo a mente queste basi atmosferiche, spesso lontane dal registro etereo di una vecchia ‘hit’ come “Metanoia”, Christopher Ruf e compagni provano a fare un sunto delle loro influenze, in una narrazione ricca di colpi di scena e perennemente in bilico fra momenti di puro abbandono e sferzanti esplosioni di rabbia, densa senza mai risultare ridondante all’ascolto. Fluidità delle strutture e cura certosina a livello di arrangiamenti, cui si unisce una carica spirituale incessante e tumultuosa, si confermano quindi indispensabili nell’economia del songwriting, focolaio in cui ardono le stratificazioni ipnotiche della scuola black transalpina, i rintocchi sacrali di certa dark ambient e suggestioni che spaziano dall’avantgarde al goth rock, le quali – bisogna dirlo – non risultano sempre amalgamate alla perfezione alle trame principali.
Emblematico, a questo proposito, il singolo “A Paradigm of Beauty”, sorta di ballad che ci immaginiamo essere stata composta con le effigi di Fields of the Nephilim e Killing Joke dipinte sul muro della sala prova e che, se da un punto di vista strumentale esprime una buona padronanza dei succitati registri, da quello vocale evidenzia tutti i limiti del frontman nell’utilizzo di clean vocals simil-suadenti, stemperando in maniera un po’ goffa il clima arcano del platter. Molto meglio quando i Nostri insistono su quel flusso di sonorità crepuscolari e al contempo aggressive che ne hanno decretato il successo underground, i cui picchi coincidono con gli struggenti sussurri di “A Bridge Ablaze”, gli inseguimenti fra chitarre e pianoforte di “I Burn Within You” e il concitato crescendo di “Katabasis”, forse il vero manifesto stilistico della raccolta.
In definitiva, la natura di album di assestamento di “Hearts…” è piuttosto evidente, ma ciò non ne pregiudica lo spessore e la portata; l’ennesima riprova della passione che anima questo progetto dalle tinte rosso fuoco e nero tenebra.

TRACKLIST

  1. Winds That Pierce the Silence
  2. Ego Sum Omega
  3. A Bridge Ablaze
  4. Qadmon‘s Heir
  5. Rays Like Razors
  6. I Burn Within You
  7. A Paradigm of Beauty
  8. Katabasis
  9. Innermost, Lowermost Abyss
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