SCHAMMASCH – The Maldoror Chants: Hermaphrodite

Pubblicato il 18/06/2017 da
voto
6.5
  • Band: SCHAMMASCH
  • Durata: 00:30:26
  • Disponibile dal: 09/06/2017
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

A poco più di un anno di distanza dal fenomenale “Triangle”, disco che ha proiettato il loro nome ben oltre i soliti circuiti underground (vedasi la partecipazione all’ultimo Roadburn festival e l’ormai imminente comparsa sul palco del Summer Breeze), ecco ripresentarsi fra noi gli Schammasch, questa volta con un EP di sette brani che – stando alle dichiarazioni della band – dovrebbe essere il primo di una serie di lavori ispirati al poema epico “I canti di Maldoror”, scritto sul finire dell’Ottocento dal poeta francese Lautréamont. “Hermaphrodite” ha quindi il compito di introdurci nella nuova ambientazione scelta dal quartetto per accompagnare il suo avant-garde/black metal emotivo e spirituale, ricco di contaminazioni e figlio della migliore scuola europea del genere (Ascension, Dark Fortress, Secrets of the Moon, ecc.), e lo fa ripartendo dall’ultimo ‘lato’ del suddetto “Triangle”, tra influssi ambient-cinematografici dal sapore etereo, sottili strati di melodia e un uso massiccio dello spoken word, lasciando pressoché in disparte soluzioni brucianti e altri rimandi al mondo dell’extreme metal propriamente detto. Non mancano ovviamente i passaggi intrisi di una certa pesantezza, come l’incipit ai limiti del drone di “The Weighty Burden of an Eternal Secret” o le fughe blackeggianti di “Chimerical Hope”, ma l’atmosfera durante i trenta minuti del platter si configura in buona parte come soffusa, minimale e cristallizzata in una dimensione spazio-tempo che invita continuamente all’abbandono dei sensi, da approcciare rigorosamente in solitudine e al buio. Il problema (perchè di problema di tratta, pur mantenendo integro un certo livello qualitativo) è che non sempre il discorso di Christopher Ruf e compagni fila al 100%, facendo somigliare alcuni episodi a lunghe intro prive di un qualsivoglia sbocco (“Prologue”, “Along the Road That Leads to Bedlam”, “These Tresses Are Sacred”), vagamente pretenziose e molto più simili a frammenti che a brani fatti e finiti. A tratti si sente insomma la mancanza di un vero e proprio songwriting, di riff e movimenti ritmici degni di questo nome, tutte cose che nelle varie “Jacob’s Dream” e “The Empyrean” erano invece presenti e consentivano al terzo disco di “Triangle” di brillare di luce propria. L’EP si risolleva decisamente nella seconda parte, con una tripletta dall’indole più dinamica e movimentata che dà nuovamente prova del talento degli svizzeri (“May His Illusion Last Until Dawn’s Awakening”, la già citata “Chimerical Hope”, “Do Not Open Your Eyes”), ipotetico punto d’incontro tra il ritualismo del black metal e le arie contemplative dei Dead Can Dance, ma l’impressione che i Nostri abbiano voluto tornare il più in fretta possibile sul mercato, cavalcando il buon momento di fama e lasciandosi indietro qualche dettaglio, è comunque forte.

TRACKLIST

  1. Prologue
  2. The Weighty Burden of an Eternal Secret
  3. Along the Road That Leads to Bedlam
  4. These Tresses Are Sacred
  5. May His Illusion Last Until Dawn's Awakening
  6. Chimerical Hope
  7. Do Not Open Your Eyes
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