7.5
- Band: SCITALIS
- Durata: 00:42:23
- Disponibile dal: 24/01/2025
- Etichetta:
- Vendetta Records
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In un mondo che cambia, si evolve, si stravolge e disorienta, rimanere fermi non è per forza un delitto. Tutt’altro. Non è detto ci sia per forza bisogno di seguirli questi cambiamenti. Almeno, non tutti. Mica è scontato ci servano o interessino. Debbono averla pensata così i Scitalis, formazione svedese devota a formule black metal tradizionaliste, fervidamente incandescenti, nello spirito e nelle nervature ben aderenti a concezioni di seconda metà anni ’90. Frangia svedese, preferibilmente, ma con uno sguardo laterale alla confinante Norvegia.
La band guidata da A (voce/basso) è attiva dall’anno pandemico ed è qui al secondo album, in scia ai buoni concetti espressi nell’EP “Awakening” e nel primo full-length “Doomed Before Time”, fortificati da solide prestazioni live. Tutto, nella loro proposta, nelle grafiche, le foto promozionali, il modo di apparire e vivere il palco, emana black metal. Non c’è bisogno di capire, approfondire, immergersi completamente in quanto suonano. I Scitalis il black metal te lo sbattono in faccia, a schiaffi. Attingendo di preferenza nella gloriosa tradizione svedese, fondendo quindi furia straripante, un pizzico di complessità e stratificazione, utilizzo efferato e non rassicurante della melodia, il quartetto sparge odio a piene mani.
“Maledictum” è fervidamente attaccato alla tradizione, eppure non è un’operazione filologica in senso stretto, né una fredda celebrazione di uno stile e un’atmosfera. Gli svedesi si disvelano un poco per volta, mettendo in primo piano la furia, la velocità, l’asprezza ritmica e vocale e l’affilatezza burrascosa delle chitarre. Appena più sotto, inizialmente in disparte, quindi sempre più protagonista, un sottile ordito di armonie e melodie di sentimento epico, evocativo di un feeling che sa di bufere di neve nella foresta, di ghiaccio, lotte contro una natura tanto meravigliosa, quanto severa e arcigna.
L’intransigenza ritmica e vocale e l’affilatezza delle chitarre, almeno nelle parti più concitate, si accostano alla dissennata ferocia di Marduk e Dark Funeral, sul fronte svedese, e le scorribande di vecchi Immortal e Gorgoroth, su quello norvegese. Un fuoco di fila che nel caso dei Scitalis è solo un lato della medaglia. Un modo di agire che li vede efficaci e apprezzabili sia nella forma che nella sostanza. Se facessero solo questo, dato anche l’ampio minutaggio delle singole tracce, sarebbe però limitativo. E alla lunga abbastanza noioso.
A far decollare il gruppo è proprio l’alternanza degli approcci, con una buona predisposizione a trame chitarristiche avvolgenti e lavorate con relativa armonia, senza dover per questo motivo ammorbidire il proprio impatto. La feralità, il tocco secco e spigoloso non vengono meno, mentre i tempi si rallentano ed espandono, un certo incandescente misticismo si fa strada, le urla strozzate si scontrano col pathos, come in “Seven Years Ov Blood”; qui il respiro melodico prende il sopravvento, un sentore addirittura malinconico fa viaggiare la mente nella seconda metà, svelando un lato della band meno barbaro e molto più espressivo.
In fondo, non si inventa proprio nulla qua dentro, eppure la foga immessa nella prestazione strumentale e vocale, la qualità del riffing e come avvengono le transizioni tra prolungati assalti vintage-black metal e atmosfere sospese, convince in tempi rapidi sulla bontà del disco. I Scitalis cuciono assieme la malvagia essenzialità del black metal novantiano con l’impianto atmosferico degli anni recenti, mantenendosi sicuramente su un filone ‘true’, da black metaller tutti d’un pezzo: ciò nonostante, si sfugge alla rigidità formale di quel filone, se ripresentato pari pari ai giorni nostri, andando oltre nel miscelare toni più ruvidi e altri più raffinati. Un brano come “Burn Before Dawn”, con i suoi sanguinanti midtempo, rimane ben impresso, proprio per il talento degli svedesi nello scrivere vere canzoni black metal e non mettere semplicemente in mostra un sovraccarico di blasfemia senza capo né coda.
Un album tradizionalista e per chi dal black metal chiede, in poche parole, la sua essenza più nuda, pura e verace, con un pizzico di orecchiabilità. Lontani da hipsterismi e avanguardismi di dubbio gusto, i Scitalis portano avanti con competenza la tradizione del black metal svedese.
