7.5
- Band: SCORDATURA
- Durata: 00:28:14
- Disponibile dal: 19/06/2026
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
Con “Led Into Oblivion”, gli Scordatura tornano sulle scene dopo quasi sei anni di silenzio discografico, riprendendo il filo del discorso avviato con il precedente “Mass Failure”, come se il tempo, nel frattempo, si fosse semplicemente congelato. E forse è proprio questa la prima impressione che lascia il quarto album dei death metaller scozzesi: quella di una band che non sente il bisogno di rincorrere mode o aggiornare forzatamente il proprio linguaggio, preferendo invece affinare ulteriormente una formula ormai definita.
Già il precedente lavoro aveva rappresentato una sorta di punto di svolta per il gruppo, riuscito finalmente a scrollarsi di dosso certe dinamiche troppo schematiche e ripetitive per approdare a una scrittura più disinvolta e focalizzata. “Led Into Oblivion” consolida ulteriormente questa crescita, mantenendo saldo un approccio tradizionalista ma senza rifugiarsi nel revivalismo old school oggi tanto inflazionato. Gli Scordatura guardano sì al passato, ma non a uno ormai estremamente remoto: il riferimento principale sembra essere quello dei Cryptopsy in certe loro vesti più concrete, anche se poi attorno a questo nucleo gravitano numerose influenze, mai però troppo invadenti. Vengono facilmente in mente gli Origin o gli Unmerciful – quindi tutto quel filone di death metal ipercinetico che resta distante sia dagli eccessi del technical più distaccato sia dalle derive slam ormai standardizzate. Per chi non è esattamente di primo pelo, a tratti riaffiorano persino certe coordinate britanniche anni Duemila care ai Cerebral Bore o ai primi Dyscarnate, quando il groove non prevaleva ancora sulla ferocia e ogni accelerazione sembrava spingere il motore oltre il limite. Il pregio di “Led Into Oblivion” sta soprattutto nella centralità assoluta del riff: gli Scordatura costruiscono brani fitti di idee, ma sorprendentemente compatti, evitando inutili dispersioni e mantenendo sempre alta la tensione. C’è una capacità vecchia scuola di andare subito al punto, senza sovrastrutture superflue.
Certo, l’album vive di vari riferimenti e in alcuni frangenti rischia quasi di apparire come una macedonia di influenze ben assimilate più che una dichiarazione di identità totalmente autonoma. Tuttavia, il risultato funziona proprio perché, oltre a essere mediamente ispirato e molto vivace, evita accuratamente le formule oggi più abusate nell’underground estremo. Un fattore, quest’ultimo che potrebbe pure rappresentare un limite commerciale per il disco: in una scena sempre più dominata da trend e micro-mode, un lavoro così muscolare e poco interessato alle etichette del momento potrebbe anche raccogliere poco. Sarebbe però un peccato, perché i pezzi ci sono, eccome, e chi possiede una buona familiarità con un po’ tutto il death metal degli ultimi venticinque anni troverà in “Led Into Oblivion” un ascolto godibile, ricco di spunti e soprattutto suonato con convinzione autentica.
