6.5
- Band: SCREAMER
- Durata: 00:39:39
- Disponibile dal: 13/01/2023
- Etichetta:
- Steamhammer Records
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Dal 2011, anno di pubblicazione del loro disco d’esordio, Screamer è sinonimo di carica all’interno del panorama metallico: il gruppo svedese ormai ha abituato gli ascoltatori più curiosi – quelli che non si fermano alle solite band mainstream – a uscite di buon valore, dedite al classico sound ottantiano con scariche di adrenalina non indifferenti. Tra heavy classico ed hard rock il nuovo “Kingmaker”, quinto disco in studio per il quintetto nordico, continua con brani diretti e compatti – dalla durata contenuta, spesso entro i quattro minuti – con dieci nuove composizioni a formare una tracklist compatta che sfiora i quaranta minuti complessivi di lunghezza. Ma i quattro anni che hanno separato questo lavoro dal precedente “Highway Of Heroes” sembrano aver addolcito leggermente le sonorità del quintetto proveniente da Ljungby, piccola cittadina tra Malmö e Gothenburg. Se qualche pezzo muscoloso e scrosciante, come la tirata ed infuocata “Hellfire”, è comunque presente, spesso troviamo passaggi più controllati con alcuni riferimenti a quell’hard rock di scuola scandinava che sta dominando le scene negli ultimi tempi. L’ammiccante “The Traveler” ad esempio è un pezzo ultramelodico che sembra uscito da qualche band AOR degli anni Ottanta e che forse non ci saremo aspettati dagli Screamer. Il midtempo “Ashes And Fire” prova ad alzare il livello di esaltazione ma non trova abbastanza brio finendo per schiantarsi sul muro della banalità, e se “Burn It Down” riesce a recuperare l’impeto andando a colpire con ritmi elevati ed un assalto sonoro ricco di potenza, la tuonante “Fall Of A Common Man” alza i ritmi e conquista con un’andatura galoppante, spinta dalle chitarre del duo formato da Jon Morheim e Dejan Rosić, che assieme ad un coro esaltante danno vita alla vera hit del disco. L’ugola rotonda e sprezzante di Andreas Wikström prova a donare carica ai pezzi, ma nel finale non decollano affatto le conclusive “Sounds Of The Night”, con il suo refrain acerbo e poco incisivo, e “Renegade”, altro pezzo che fatica a lasciare il segno.
Un approccio più rockeggiante e qualche scarica metallica in meno nel ritorno degli Screamer: anche se una manciata di buoni brani lo mantengono su livelli decisamente sopra la sufficienza, a “Kingmaker” pare mancare davvero un pizzico di verve.
