SEA – Impermanence

Pubblicato il 11/02/2020 da
voto
7.5
  • Band: SEA
  • Durata: 00:42:49
  • Disponibile dal: 15/01/2020
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Uno sguardo all’avviluppante artwork di copertina, uno studio neanche chissà quanto meticoloso dei suoi accostamenti cromatici, la lettura del titolo (“Impermanenza”, termine che descrive la transitorietà dei fenomeni, l’accettazione dell’ineluttabile mutazione di ogni cosa) e una rapida riflessione sul suo significato, già dovrebbero portare gli ascoltatori più smaliziati a comprendere dove si vada a parare. L’ampissimo calderone del post-metal è quello dove si muovono, estrosamente ma con moderazione, i Sea, quartetto bostoniano qui all’esordio su lunga distanza dopo un EP omonimo e un paio di split. Le sonorità del gruppo, ascoltato lo straziante eppur poetico avvio di “Penumbra”, si posano su di noi in pieghe che in pochi attimi sappiamo di conoscere e vanno a gettare un immaginario ponte fra sonorità sludge multicolori americane, anglosassoni e tedesche. Come molti loro colleghi, i quattro americani hanno nel DNA un solido retaggio crust-hardcore, evidente nei passaggi più ruvidi, quelli dove la rabbia disperata si slancia famelica, pennellando abilmente invettive scabre e impulsive di echi shoegaze e post-rock; siamo sulle orme di realtà underground come gli Archivist, oppure un’edizione hardcore dei Deafheaven, o ancora degli Svalbard in salsa progressive. Puntando i piedi su queste sicurezze, traendo forza da un tale carattere robusto e intransigente, la band si presenta e mostra il suo lato caloroso e irruento. Solo una faccia della sua personalità, che nasconde (appena) l’intristita riflessività di questi sensibili musicisti.
Se le partiture di ampio respiro guardano ai Mastodon di una volta oppure ai Baroness dei primi tempi, queste si piegano volentieri a una delicatezza malinconica trasversale. A volte ricorda il gothic-doom inglese, in talune occasioni lambisce lo screamo. Ambiti nel quale i Sea amano soffermarsi a lungo, non avendo alcuna fretta di ripartire per strappi velenosi e tragiche cavalcate. Al contrario, il gruppo indugia in penombre contemplative fino a far quasi dimenticare la sua animosità, vestendo così i panni di una realtà doom/neofolk dei nostri giorni, brava nel condurre intrecci di arpeggiati e voci gentili, dando ad essi una potenza espressiva comunque riconducibile al metal. L’alternanza di riff colossali e carezze, l’essere tonanti ostentando una buona dose di grazia, è infine una caratteristica che li fa assomigliare agli Inter Arma, dei quali manca in questo caso un impatto altrettanto deflagrante, compensato dal concatenarsi di melodie toccanti e nient’affatto di maniera. Un gran bel disco questo “Impermanence”, dolce e potente, che potrebbe mettere d’accordo chiunque ami i nomi citati nella recensione.

TRACKLIST

  1. Penumbra
  2. Shrine
  3. Ashes
  4. Ascend
  5. Dust
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