SEAR BLISS – Letters From The Edge

Pubblicato il 10/10/2018 da
voto
7.0
  • Band: SEAR BLISS
  • Durata: 00:50:54
  • Disponibile dal: 06/07/2018
  • Etichetta: Hammerheart Records
  • Distributore: Audioglobe

‘Sperimentare’ è un verbo che ha reso, col passare del tempo, la linfa vitale della musica metal fluida e multiforme, specialmente nelle accezioni più estreme, come può esserlo l’enorme calderone black: le strutture più arzigogolate, gli innesti più strani sono andati stratificandosi – in maniera più o meno riuscita – sull’ossatura base (voci sporche, batteria tiratissima, chitarra straziante). Nella crocevia che accomuna il black metal primigenio con la passione per gli arrangiamenti sinfonici ed i passaggi malinconici e riflessivi si annidano da anni gli ungheresi Sear Bliss, che con questo “Letters From The Edge” toccano il traguardo dell’ottavo full-length e lo fanno con la classe sicura e la sommessa perizia dei veterani.
Pennellate tenui e acquerellate (“Seven Springs”) dai colori cangianti come quelli della copertina si stratificano con tinte annerite più corpose, in cui la voce di Andràs Nagy raschia e gorgoglia, sussurra e implora arricchendo le canzoni di profondità ed i fiati di Zoltàn Pàl non risultano l’ennesimo orpello particolare, ma donano un maggior spessore alle plettrate nevrotiche e sferzanti dei momenti più concitati, venature lungo tutto l’album di lontana epicità (valorizzata anche in fase di missaggio). Impossibile non cogliere nelle note di “A Mirror In The Forest” gli echi dei Rotting Christ dei primi anni Duemila o di quella porzione di band che hanno negli eclettici Arcturus i capostipiti; in questo caso, però, i Sear Bliss non si limitano al ripetere la lezioncina, ma aggiungono il loro tocco personale fatto di intermezzi atmosferici e sognanti che ci ricordano alla lontana taluni Falloch – la bellissima “Haven” siamo sicuri farà ondeggiare molte teste al ritmo – o di inserti sospesi e lievemente distorti (“At The Banks Of Lethe”). “Shroud”, sapientemente posta in chiusura, è il sunto dell’introspezione plumbea trasmessaci dagli ungheresi, come una sentita ed inquieta riflessione lunga venticinque anni di carriera.
“Letters From The Edge” sembra essere uno dei dischi ideali per la stagione autunnale: ne riflette infatti i colori caldi, malinconici (e talvolta inquieti) insieme con quell’aria fredda che spira soltanto nei territori del black metal.

TRACKLIST

  1. Crossing The Frozen River
  2. Forbidden Doors
  3. Seven Springs
  4. A Mirror In The forest
  5. Abandoned Peaks
  6. Haven
  7. The Main Devide
  8. Leaving Forever Land
  9. At The Banks Of Lethe
  10. Shroud
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