7.5
- Band: SEDNA
- Durata: 00:55:41
- Disponibile dal: 21/11/2024
- Etichetta:
- Dusktone
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Il percorso sofferto e multiforme dei Sedna giunge oggi alla soglia del quarto lavoro in studio di lunga durata, dopo gli echi abissali di “The Man Behind The Sun” ed il simile successore “Last Sun”, uscito ormai un paio di anni fa.
A seguito di rimaneggiamenti nella line-up, purtroppo frequenti nella storia della band, Alex Crisafulli si riunisce intorno ad un nuovo nucleo di musicisti che lo accompagnano in questa nuova sperimentazione sonora in chiave post-black metal. Dopo il fragoroso boato del precedente lavoro, sembra che i Sedna abbiano cercato stavolta un ritorno ad uno stile più primordiale, feroce, che recupera pesantezza e concreta aggressività, pur sempre sorretto da un impianto atmosferico composito ed elaborato con attenzione. Liricamente e stilisticamente quindi, “Sila Nuna” abbandona le tematiche ed i riferimenti cosmici in favore di un approccio terreno, glaciale per la precisione, legato alle leggende delle popolazioni glaciali Inuit, evocandone nel susseguirsi delle tracce le figure più importanti ed iconiche.
“Torngarsuk” apre il sipario con alcuni delicati accordi che introducono ad un brano in realtà roccioso e severo, indicatore emblematico del nuovo corso intrapreso dalla band per questa sua concentrazione intorno alle loro ispirazioni più tipicamente black metal, declinato naturalmente nella sua vena più esistenzialista e depressiva.
Non è un caso forse che alcune delle bordate emotive più potenti, come quelle causate dalle dinamiche drammatiche di “Amarok” o dalle melodie struggenti della conclusiva “Sedna”, vedano la collaborazione di alcuni membri degli Psychonaut 4, nome di rilievo nella scena black metal più catastrofica e connubio perfetto per le interpretazioni già di per sé catartiche di Crisafulli alla voce.
La bravura del gruppo risiede soprattutto nella sua naturale attitudine ad interpretare la musica con fare naturale ed istintivo, grazie ad esempio ad una prestazione alla batteria fantasiosa ed incisiva, o ad interventi di basso particolarmente d’effetto in momenti precisi dei brani.
Questa nefasta (in senso – paradossalmente – positivo) alchimia tra musicisti marchia a fuoco i passaggi di “Tulugaq”, che dai frammenti doom/sludge del passato porta alla creazione di un brano velenoso ed ammaliante, o alle evoluzioni di “Arnajuinnaq” ed il suo progressivo passaggio da canzone tradizionalmente black ad una fusione graduale con le istanze più contemplative da sempre possedute dal combo cesenatico.
Per quanto il precedente lavoro rimanga di una bellezza forse ineguagliabile, piace la vena più urgente interpretata in “Sila Luna”, perché mostra una mutazione coerente con il proprio passato ed una voglia di maturazione che continua a mantenere il progetto energico ed emozionante.
L’ultimo album dei Sedna è un lavoro complesso e ricco di spunti creativi, che insiste sulle sue sponde più irruente senza dimenticare di esaltare a dovere il suo animo tormentato, inquieto, legato al dolore e alla speranza di una redenzione che forse non arriverà mai.
