6.0
- Band: SENTENCED
- Durata: 00:45:29
- Disponibile dal: 13/05/2002
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Self
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I Sentenced giungono con questo “The Cold White Light” al settimo full length della loro carriera. Le aspettative per questo nuovo album dei Finlandesi erano piuttosto alte visto il grosso successo riscosso dal precedente “Crimson” e dal tour effettuato in compagnia di In Flames, Dark Tranquillity e dei connazionali To/Die/For. Purtroppo però ci sentiamo di affermare che quest’album rappresenti la prima mezza battuta d’arresto per la band da quando Ville Laihiala è subentrato dietro il microfono. Il gruppo, durante il processo di songwriting, deve essere incappato in una sorta di crisi creativa, perchè altrimenti non si spiegherebbe l’assenza nella maggior parte di questi nuovi brani di quei ritornelli e di quelle melodie malinconiche e tremendamente accattivanti a cui ci aveva ormai abituato e che erano da sempre il suo punto forte. Il punto è che le canzoni non sono oggettivamente brutte, ma sono generalmente poco ispirate e non hanno quasi mai quel qualcosa che le faccia rimanere in testa o che desti più di un certo interesse. Ne e’ un esempio la parte centrale del disco, costituita da “Aika Multaa Muistot”, “Excuse Me While I Kill Myself” e “Blood & Tears”: il primo è una semi ballad a dir poco soporifera mentre gli altri sono due brani dal solito taglio un po’ depresso, un po’ piacione, tipico del suono Sentenced, ma qui effettivamente tirate un po’ troppo per i capelli (soprattutto il primo). Per fortuna i tre brani iniziali sono invece molto buoni, in particolare l’opener “Cross My Heart And Hope To Die”, in cui sono presenti delle bellissime trame chitarristiche, e “Neverlasting”, un classico up tempo alla Sentenced. Anche il finale del disco regala dei buoni episodi come la ruffianissima “You Are The One” e la conclusiva, nonche’ primo singolo dell’album, “No One There”, baciata da un bel ritornello. Alla fine il disco raggiunge largamente la sufficienza, ma da un gruppo come i Sentenced, il quale ha assunto nel corso degli anni un’importanza sempre maggiore nel circuito melodic/gothic metal europeo, ci si aspettava forse qualcosa in più di questo riciclo delle solite formule, rivisitate però in una chiave il più ammiccante possibile. Ci auguriamo comunque che si tratti solo di un incidente di percorso e che Sami Lopakka e compagni tornino al piu’ presto a deliziarci con un album all’altezza, magari sviluppando le nuove idee intraviste tra i solchi di questo “The Cold White Light”, come l’utilizzo dei synth, che appaiono qua e la’ nel corso dei brani. Intanto mentre aspettiamo un nuovo salto di qualita’, godiamoci il prossimo tour, situazione in cui la band ha sempre dimostrato di saperci fare parecchio.
