SENTENCED – The Funeral Album

Pubblicato il 31/05/2005 da
voto
7.5
  • Band: SENTENCED
  • Durata: 00:49:48
  • Disponibile dal: 30/05/2005
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Self

Sedici anni di attiva militanza metal; l’ultimo album, “The Cold White Light”, pubblicato all’inizio dell’estate 2002 e accolto con grande partecipazione; un successo cresciuto costantemente e ormai in fase di consolidamento… tuttavia i Sentenced hanno deciso di sciogliersi, ne parlano da due anni e non hanno intenzione di ricredersi. E rischiano anche di provocare reazioni inconsulte, considerata la disperazione in cui hanno gettato le migliaia di ragazzi che scrivono sul guestbook del sito ufficiale, inconsolabili per aver perso il loro gruppo preferito. Pensare alle cause di quest’abbandono, tutto sommato, è un’attività controproducente. La grande celebrità ottenuta finora lo fa sembrare un gesto totalmente inconsulto, ingiustificabile. Ma la musica di qualità non è (o non dovrebbe essere) un esercizio meccanico; è lecito pensare che, dopo otto lavori (escludendo quest’ultimo), la vena creativa dei Sentenced possa essersi esaurita. E, a tali condizioni, ci vuole del coraggio per prenderne coscienza e agire di conseguenza, cioè in modo onesto, nei confronti dei fan. Fedeli all’immagine che li accompagna fin dagli esordi, con un colpo di teatro nel loro tipico umorismo nero, si condannano a morte e scrivono il loro epitaffio nelle note di “The Funeral Album”. Auto-eliminazione in grande stile dunque, assaporata fino in fondo e senza ripensamenti, a giudicare dai messaggi perentori che arrivano da canzoni come “May Today Become The Day”, “Consider Us Dead”, “Lower The Flags” o “End Of the Road”. Scorrere i titoli della discografia della band fa ora uno strano effetto, quasi fossero una profezia farsesca, in qualche modo la cronaca di una morte annunciata. Quale maniera drammaticamente migliore per chiudere la carriera? Un bel, simbolico suicidio collettivo per i cinque suicider. Niente nodi scorsoi e corpi appesi a penzolare dal loro cappio, niente cervella a imbrattare le pareti, soprattutto niente scuse, solo musica. E per l’ultima volta. Non sappiamo se “The Funeral Album” sia nato dalle richieste commerciali della label (cavalcare l’onda dello split sarà certamente una priorità per la casa discografica), o se sia effettivamente il frutto della volontà della band, desiderosa di ripagare i suoi fan un’ultima volta. Forse entrambe le ipotesi sono fondate, sta di fatto che “The Funeral Album” è il tipico lavoro antologico, che cerca di accontentare tutti riproponendo i caratteri più tipici del trademark Sentenced. È il disco che ci si aspetterebbe dai Sentenced nel 2005; musicalmente appare come una raccolta degli spunti peculiari che hanno caratterizzato gli album del secondo periodo, quello che ha coinciso con una progressiva virata melodica e con l’avvicendamento dietro al microfono di Ville Laihiala, in luogo di Taneli Jarva. I tredici brani proposti non si discostano stilisticamente dal precedente “The Cold White Light”: il suono pulito e potente dei Finnvox, curato dal fido Mika Jussila; il lavoro delle chitarre di Miika Tenkula e di Sami Lopakka, sempre tese tra melodia e mood più rabbiosi, tra il gelo dell’inverno e la disperazione sommessa dell’autunno; il mix riuscito tra tensioni decisamente taglienti e momenti di dolore più low-profile; le atmosfere usuali evocate al meglio, grazie alla padronanza compositiva raggiunta negli anni; la grande sintonia dei membri della band, cresciuta col passare del tempo; la facilità con cui, nuovamente, la musica sa conquistare l’ascoltatore; la voce di Ville Laihiala a troneggiare su tutto, ora bassa e dolente, ora irruvidita dall’ira, e tuttavia rassegnata a percorrere con noi la lunga strada verso il nulla. Rispetto a “The Cold White Light” le coordinate vengono spinte più verso il sentimento della fine: scompaiono le composizioni un po’ stucchevoli dedicate all’amore (alla “Blood & Tears” e “You Are The One” per intendersi), sostituite dai toni meno romantico-lacrimevoli di “Her Last 5 Minutes” e “Drain Me”; restano le tristi ballate in stile “Frozen”, come “We Are But Falling Leaves”; si aggiungono brani acustici riusciti, come “Karu”, che significa ‘privo di vita’; inserti di piano e cori definiscono ulteriormente le atmosfere disperanti che dominano l’album, figlie della recente “No One There” e di “Let Go”. Non mancano episodi a-tipici, come “Despair-Ridden Hearts”, aperta dalle note di un’armonica solitaria che sembra uscita da un film western. Comunque, a scompaginare il bilanciamento attuale tra metal e gothic rock ci pensa “Where Waters Fall Frozen”, breve interludio death metal a sorpresa, che improvvisamente riporta ai fasti di “North From Here”, omaggiando il passato. Scegliere gli highlight di “The Funeral Album” resta un’impresa difficile, come scegliere la descrizione migliore delle sensazioni che precedono la morte. Concludendo, ogni cosa è al suo posto nell’ordine ideale che caratterizza il songwriting dei Sentenced, ogni elemento agisce in perfetta sinergia con gli altri. Proprio perché non manca niente, proprio perché tutto è fatto esattamente come ci si aspetta, “The Funeral Album” non aggiunge né toglie nulla al percorso discografico dei Sentenced. È un lavoro concepito per essere professionale, per non tradire gli standard qualitativi dei precedenti album e per non scontentare nessuno. Certamente, e a ragione, i fan storici della band non si faranno sfuggire l’acquisto di questo tormentato testamento musicale. Chi invece non conosce ancora l’act finlandese, comincerà da “Amok” e “North From Here”, o da “Frozen” e “Down” se preferisce qualcosa di meno estremo. In ogni caso non partirà da qui per farsi un’idea e magari riuscire a carpire l’anima e l’essenza della creatura Sentenced. A forza di farewell, di paventati last chapter, di instancabili fenomenologie della tomba, del suicidio e dell’inutilità dell’esistenza, l’autunno è arrivato anche per i Sentenced. Magari tra qualche tempo tutto si rivelerà l’ennesima boutade, un riuscito, macabro tentativo di officiare il proprio funerale. Forse, tra qualche anno, i cinque suicider proveranno nostalgia e avranno voglia di riesumare il cadavere dei Sentenced. Chissà se saranno nuovamente motivati e se a spingerli ci sarà una ritrovata ispirazione… oppure si sentiranno ombre svuotate del passato, ancora in cerca di successo… o peggio, avranno solo bisogno di soldi. Non si può mai sapere. Per ora, sulle note da requiem di “End Of The Road”, è tempo di sepoltura. Ma, prima di concedersi il lusso di una tomba (come si è divertito a fare Ville Laihiala, chiudendosi in una bara durante la photo-session), ci saranno concerti di addio a molti dei principali festival europei e un DVD celebrativo, presto nei negozi. Dunque, una preparazione in grande stile all’eterno (?) riposo. Il voto naturalmente si riferisce a “The Funeral Album” non per il suo intrinseco valore – specie se paragonato al resto dei capitoli discografici targati Sentenced – ma per il suo significato di congedo, dunque in un’ottica non disgiunta da quanto fatto dal gruppo in precedenza. Consideriamolo come l’epilogo riuscito di una carriera fondata sulla coerenza stilistica e sull’impegno, che ha saputo regalare al metal molti ottimi momenti e che si chiude all’insegna della ripresa di tutto ciò che ha reso i Sentenced una band personale, dall’identità marcata – nonostante i cambiamenti – e sempre presente sulla scena con successo.

TRACKLIST

  1. May Today Become The Day
  2. Ever - Frost
  3. We Are But Falling Leaves
  4. Her Last 5 Minutes
  5. Where Waters Fall Frozen
  6. Despair - Ridden Hearts
  7. Vengeance Is Mine
  8. A Long Way To Nowhere
  9. Consider Us Dead
  10. Lower The Flags
  11. Drain Me
  12. Karu
  13. End Of The Road
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