SEPULCHER – Panoptic Horror

Pubblicato il 16/10/2018 da
voto
7.5
  • Band: SEPULCHER
  • Durata: 00:39:50
  • Disponibile dal: 14/09/2018
  • Etichetta: Edged Circle Productions
  • Distributore:

Il comune norvegese di Fusa conta poco meno di quattromila abitanti, tra i quali annoveriamo i membri di Sepulcher, Inculter e Reptilian, a conferma dell’incredibile tasso di musicisti metal per abitante che caratterizza i paesi scandinavi. Insieme queste band formano una vera e propria scena locale di metal estremo ferocemente old school ma sorprendentemente piena di energia e freschezza.  Questo “Panoptic Horror”, secondo full del quartetto dello Hordaland, è un concentrato di thrash/death metal  con una vena punk/hardcore che si esprime nelle ritmiche, nei suoni e nel cantato – forse l’elemento meno solido di questo lavoro, rischiando a tratti di risultare un po’ piatto, benché sempre graffiante. “Corporeal Vessels” , brano scelto come apripista, si abbatte sull’ascoltatore e richiama quasi immediatamente alla mente sceniari voivodiani con la loro lucida follia; i ragazzi di Fusa picchiano più duro e sono certamente meno estrosi, ma suonano comunque tutt’altro che canonici. Con “Corrupting The Cosmos” il ritmo rallenta e l’incedere iniziale ammicca al doom, per poi trasformarsi in un brano tellurico che sfocia in violenza thrash in pieno stile anni ’80. Parliamo del thrash feroce e ferale e per nulla addomesticato dei primi Slayer e Sodom, nel quale il virus del black/death era già stato inoculato, a cui i Nostri aggiungono un tocco personale e pulsante che sembra provenire da galassie lontane. C’è un gusto melodico notevole che può richiamare i primissimi Tribulation (“Abyssal Horror”) e un feeling da Urania d’annata suggerito certamente anche dalla cover (che può far temere in un mattone funeral doom e invece fortunatamente è preludio di tutt’altro).  Il disco prosegue dipanandosi tra cambi di tempo, attacchi frontali e brevi ma efficaci assoli per un totale di neanche quaranta minuti, durata ottimale per un lavoro istintivo e indiavolato ma altrettanto ben scritto e ricco di dettagli, con una produzione acida e metallica che gli calza a pennello.  I Sepulcher riescono a fare quasi l’impossibile, sfornando un disco che, pur con ampi margini di perfettibilità, riesce a suonare come il metal estremo del secolo scorso e contemporaneamente essere una ventata di ossigeno, perché il songwriting è moderno e supera la struttura strofa/bridge/ritornello in favore di una scrittura più libera dalla ‘forma canzone’ senza per questo risultare fuori fuoco. Ascolto consigliato.

TRACKLIST

  1. Corporeal Vessels
  2. Towards An Earthly Rapture
  3. Corrupting The Cosmos
  4. Ethereal Doom
  5. Abyssal Horror
  6. Scourge Of Emptiness
  7. Haunting The Spheres
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