6.5
- Band: SEPULCHRAL CURSE
- Durata: 00:36:44
- Disponibile dal: 27/10/2023
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
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Mentre scriviamo queste righe, vicino alla scrivania c’è ovviamente il nostro stereo e una pila esageratamente alta di dischi di vario genere, soprattutto nuovi. Chi scrive è un appassionato e un collezionista da molti anni, ma il ritmo e la quantità di uscite degli ultimi anni rasenta ormai la perdita della sanità mentale, anche all’interno di un paio di generi circoscritti; seguire anche solo un genere e valorizzarlo nel modo corretto – ovvero dare ad una uscita un numero di ascolti adeguati – sta diventando praticamente impossibile.
Questo preambolo ha molto a che fare con il secondo album dei finlandesi Sepulchral Curse, dopo un primo “Only Ashes Remain” del 2020, passato abbastanza inosservato per tutta una serie di motivi legati all’originalità in sé, alla distribuzione (è un titolo uscito per l’indiana Transcending Obscurity, che sforna titoli su titoli ad un ritmo sostenuto), un moniker decisamente da generatore automatico e probabilmente anche alla situazione pandemica di quell’anno.
Tre anni sono passati, ma i nostri non demordono. E’ da sottolineare come contino in formazione due ex Solothus (altra realtà che ci mancherà in futuro, visto lo scioglimento recente) e ci immaginiamo – magari impropriamente, chissà – che la qualità del lavoro dei Sepulchral Curse sia, magari anche per questo, aumentata e focalizzata rispetto al passato.
“Abhorrent Dimensions”, fin dalla sua coloratissima copertina, è un buon esercizio di death metal scandinavo che richiama un po’ la corrente finlandese, un po’ quella svedese (si sentono le basi di Dismember e Grave) e un po’ l’epicità e la solennità di realtà come Hypocrisy o Sulphur Aeon. La voce cavernosissima di Kari Kankaanpää guida una mezz’ora abbondante di death metal corposo, ben suonato ed arrangiato che cerca di fare il possibile per distinguersi da una massa gigantesca di band simili.
Nel fare questo, l’album sfodera momenti ovviamente corali e tiratissimi, come in “Onward The Legions”; ci sono poi midtempo più strutturati come “The Serpents Of Uncreation” e rallentamenti oscuri (con tanto di parte acustica) dal titolo di “Graveyard Lanters” (la migliore del lotto!); qualche struttura poi strizza pure l’occhio al black metal melodico, e si scorgono pure dei momenti graffianti con rimandi thrash (nella conclusiva e più varia “Through Abhorrent Dimensions”).
In sintesi, questo ritorno dei Sepulchral Curse è molto piacevole da riascoltare, e si guadagna diverse possibilità di girare nel nostro impianto, ma ogni volta ci ritroviamo inevitabilmente a guardare l’altissima pila di dischi ammucchiati vicino allo stereo e ci chiediamo se le fatiche dei finnici si guadagneranno spazio a sufficienza negli ascolti del pubblico in generale, perché in fondo sempre dell’ennesima variazione a tema death metal si tratta. Certo, per ottenere qualche risultato i nostri hanno sicuramente un’arma in più, ovvero la voglia di andare in tour – come quello che li ha visti passare anche in Italia recentemente al seguito dei tedeschi Cryptic Brood. Sul resto staremo a vedere, visto che manca qualcosa per farsi davvero ricordare.
