SEPULCRUM – Lacerator

Pubblicato il 04/08/2026 da
voto
8.0
  • Band: SEPULCRUM
  • Durata: 00:36:46
  • Disponibile dal: 24/07/2026
  • Etichetta:
  • Chaos Records

Prima ancora di soffermarsi sulle influenze, sui richiami e sui nomi inevitabilmente destinati a emergere parlando dei Sepulcrum, colpisce la naturalezza con cui il quartetto cileno riesce a dare vita a un linguaggio death metal che sembra appartenere a un’altra epoca senza risultare museale. Provenienti da Puerto Montt, città portuale affacciata sui fiordi e porta d’accesso alla Patagonia, i musicisti sembrano assorbire qualcosa anche dal fascino austero del luogo in cui sono cresciuti: un territorio in cui il verde delle foreste, i vulcani e le acque del sud del Cile convivono con un senso di isolamento e imponenza che finisce quasi per riflettersi nella loro musica.

Se il primo album “Lamentation of Immolated Souls”, uscito tre anni fa sempre per Chaos Records, poggiava gran parte del proprio impianto sulla lezione dei vecchi Morbid Angel, qui quel riferimento resta ben saldo, ma viene affiancato da una visione più ampia del death metal statunitense di fine anni Ottanta e inizio Novanta. L’ombra dei Death di “Human” attraversa numerosi passaggi, soprattutto nella fluidità delle costruzioni chitarristiche e nella capacità di alternare tecnica e immediatezza, mentre il versante più feroce della scena floridiana riaffiora continuamente attraverso riff e soluzioni che rimandano ai Monstrosity, ai Disincarnate e, in alcuni episodi, ai Deicide più ispirati. Il malevolo incipit di “The Seven Gates”, ad esempio, sembra evocare proprio il quartetto dei fratelli Hoffman senza tuttavia mai trasformarsi in un omaggio troppo esplicito.
La differenza rispetto a molti altri gruppi impegnati nello stesso recupero stilistico sta però tutta nell’interpretazione: da qualche anno la scena cilena continua a distinguersi per un’intensità difficilmente replicabile altrove; c’è una convinzione quasi fanatica nell’affrontare questo linguaggio, una fame autentica che impedisce alla nostalgia di diventare esercizio accademico. I Sepulcrum incarnano perfettamente questa attitudine, assemblando influenze riconoscibili con una spontaneità che rende ogni brano vivo e pulsante.

“Lacerator” è soprattutto una celebrazione dell’arte del riff: ogni canzone contiene una notevole quantità di idee, concatenate con una logica compositiva che evita accuratamente l’effetto collage. Per chi considera la chitarra la vera architettura del metal estremo, il disco rappresenta un autentico banchetto: cambi di tempo, aperture melodiche, brutali derive più vicine al death-thrash e improvvisi scarti armonici si susseguono con fluidità. L’impressione è quella di trovarsi davanti a musicisti dotati di una padronanza tecnica notevole, ma sufficientemente maturi da non sentire il bisogno di ostentarla. In questo senso, va sottolineato anche il lavoro del giovane bassista Nicolás Espinoza, il cui contributo va ben oltre il semplice sostegno ritmico. Il suo strumento emerge spesso con una presenza corposa e dinamica, regalando profondità ai brani e trovando persino spazi solistici perfettamente integrati nel flusso compositivo. È uno di quei dettagli che testimoniano quanto il gruppo lavori sull’arrangiamento collettivo anziché limitarsi a costruire muri di chitarre.
Certo, un simile accumulo di riff e soluzioni rende l’album meno immediato rispetto ai grandi classici cui si ispira: alcuni ascoltatori più legati all’approccio diretto della vecchia scuola potrebbero infatti impiegare qualche passaggio in più per memorizzare i brani, ma è un’apparente difficoltà che si trasforma rapidamente in uno dei maggiori punti di forza dell’opera. Ogni nuovo ascolto porta infatti alla luce connessioni, armonizzazioni e dettagli precedentemente sfuggiti, premiando chi decide di dedicare tempo e attenzione alla musica.

Il passo avanti rispetto al debutto è infine evidente anche sul piano melodico: senza perdere in aggressività e coerenza, i Sepulcrum concedono maggiore respiro alle composizioni e inseriscono sfumature emotive che arricchiscono ulteriormente il quadro. La title-track, aperta da una chitarra solista sorprendentemente melodica, lascia addirittura affiorare echi dei Paradise Lost, dimostrando come il gruppo non abbia alcun timore di allargare leggermente i propri orizzonti senza compromettere l’identità death metal del disco.
Con “Lacerator”, i Sepulcrum firmano dunque un lavoro che guarda ai maestri con profondo rispetto, ma senza scadere in un tributo senz’anima, confermando il patrimonio della prima ondata floridiana come qualcosa di vitale e contemporaneo. È un disco ricco e intelligente, destinato a crescere ascolto dopo ascolto. Ancora una volta, dal Cile arriva dunque una delle interpretazioni più convincenti del death metal classico degli ultimi anni. E, francamente, non è più una sorpresa.

 

TRACKLIST

  1. Lacerator
  2. The Seven Gates
  3. As I Die
  4. Into the Infected Bowels
  5. Ilusory Stench
  6. Channeling the Oblivion
  7. Phrenetic Psycophony
  8. Entropic Decomposition
  9. Let Me Desecrate You
  10. Multideformation
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