SERENITY – Codex Atlanticus

Pubblicato il 16/02/2016 da
voto
8.0
  • Band: SERENITY
  • Durata: 00:52:20
  • Disponibile dal: 29/01/2016
  • Etichetta: Napalm Records
  • Distributore: Audioglobe

Abbiamo seguito sempre con interesse i vari passi discografici dei Serenity, sympho/power band proveniente dal vicino Tirolo, ammirandone la continua e netta crescita. Dagli infatti buoni ma acerbi “Words Untold & Dreams Unlived” del 2007 e “Fallen Sanctuary” del 2008 si è approdati nel giro di soli tre anni al sicuramente più riuscito “Death & Legacy” nel 2011, cui poi sono stati fatti seguire l’ottimo “War Of Ages” nel 2013 e infine questo “Codex Atlanticus”, ad ora secondo noi il loro album migliore. Una crescita come dicevamo continua e pulita, che finalmente ha la possibilità di proiettare il nome dei Serenity trai vari big del genere sinfonico, Kamelot, Avantasia e recenti Dark Moor (quelli di “Ars Musica”) su tutti. La cosa che stupisce in questo risultato è però la situazione al contorno con la quale lo si è raggiunto… infatti la line-up della band stessa ha recentemente subito un pesante scossone, con l’allontanamento contestuale di tre membri da lungo tempo quali Mario Hirzinger (tastiere dal 2001), Thomas Buchberger (chitarre dal 2004) e della recentemente arrivata Clementine Dulauney, la quale, lo ricordiamo, ora è in forza ai Vision Of Atlantis. Cambi di formazione, questi, che riportano la formazione ad un quartetto, e che consegnano la quasi totalità dello sforzo compositivo al cantante Neuhauser e al sodale Fabio D’Amore, e che in definitiva ridanno alla band stessa la sua vecchia connotazione di ‘male fronted band’, col solo Neuhauser a eseguire le parti cantate, eccezion fatta per alcuni – bellissimi – duetti con D’Amore. Con alle redini due validissimi cantanti (ricordiamo che qualche anni fa D’Amore è stato il cantante principale dell’ottimo “Walkabout” dei nostrani Mirrormaze) non potevamo quindi che aspettarci un’ottima cura su tutto quello che è l’appeal melodico del disco, e in effetti è proprio sotto questo aspetto che “Codex Atlanticus” convince di più: ogni passaggio, ogni singolo brano della tracklist risulta infatti ottimamente composto, splendidamente arrangiato ed eseguito in una maniera da sicuri applausi a scena aperta. Si hanno prove di quanto scritto fin dai primi secondi della opener “Follow Me”, dove un delicato pianoforte ci introduce il primo brano cantato dell’album. Invece che optare per un approccio tipicamente power inserendo il brano più potente in apertura, i Nostri ci regalano una prima elegantissima gemma sinfonica, con una ipermelodica strofa che precede il decollo vero e proprio della canzone in prossimità dello splendido ritornello. La tensione non scende con la successiva “Sprouts Of Terror”, primo brano dove possiamo trovare i già citati duetti Neuhauser/D’Amore e che si mantiene piacevolmente galoppante nelle ritmiche per tutta la durata dei suoi quattro minuti. Più pomposa si pone invece la successiva “Iniquity”, brano che riporta tutto il gusto per il barocchismo dei Kamelot in una però veste più meditativa, risvegliata come al solito in prossimità dell’ottimo chorus. Con il tiro della successiva “Reason” e la dolcezza di “Final Chapter” si arriva in un batter d’occhio a metà disco, e nemmeno cinque minuti sembrano essere passati. La seconda parte del CD è forse anche migliore della prima e contiene i due highlight assoluti dell’album: la bellissima “The Perfect Woman” con le sue note hard rock e la sua incredibile linea vocale e la successiva “Spirit In The Flesh”, nella quale il duetto con D’Amore evidenzia la bella vocalità del secondo, veramente vicina a quella di Tobias Sammet (ascoltare per credere!). Che altro dire? “Codex Atlanticus” ci ha convinto proprio perché è un album ben realizzato. Non è originalissimo, non si stacca da un genere ben preciso e non inventa niente, ma ha gli innegabili pregi di non scimmiottare in maniera evidente alcuna altra band, e di risultare fresco ed estremamente fruibile. Anche se parte della creatività che pepava i primi album dei Serenity sembra essere stata accantonata, l’assoluta cura con cui sono realizzati gli arrangiamenti e le varie linee vocali di questo album, nonché l’estremo appeal delle linee stesse, rendono oggettivamente quest’album un prodotto di qualità superiore.

TRACKLIST

  1. Codex Atlanticus
  2. Follow Me
  3. Sprouts Of Terror
  4. Iniquity
  5. Reason
  6. My Final Chapter
  7. Caught In A Myth
  8. Fate Of Light
  9. The Perfect Woman
  10. Spirit In The Flesh
  11. The Order
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