6.5
- Band: SERIOUS BLACK
- Durata: 00:43:49
- Disponibile dal: 27/09/2024
- Etichetta:
- AFM Records
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Sono in tanti oggi a chiedersi se i Serious Black abbiano ancora senso, in quanto ricordiamo che si trattava originariamente di un progetto con coinvolti nomi di un certo peso, tra cui il noto chitarrista Roland Grapow (Masterplan, ex Helloween) e il batterista Thomen Stauch (ex Blind Guardian), senza contare anche gente come Bob Katsionis, Urban Breed ed Alex Holzwarth.
Tuttavia, sono ormai svariati anni che questa formazione internazionale procede in una maniera che potremmo definire autonoma, rispetto ad un inizio pieno di aspettative e nomee particolari, ed effettivamente possiamo ammettere di aver apprezzato i loro primi lavori, almeno fino all’uscita del sopracitato vocalist Urban Breed avvenuta nel 2021, dopo la quale l’unico album ad aver visto l’uscita è stato il deludente “Vengeance Is Mine”, perlomeno fino ad oggi.
Il nuovo arrivato “Rise Of Akhenaton” propone delle scelte stilistiche invero non particolarmente distanti da quelle del precedente, mantenendo quindi quella parvenza a cavallo tra il power metal teutonico in stile Mystic Prophecy e una sorta di AOR modernizzato, con un risultato finale che fa inevitabilmente leva sul comparto melodico, più che su una particolare possanza musicale alla base, un po’ forse come il classico prodotto che ci si aspetterebbe di veder uscire per la nostrana Frontiers Records, anche se in questo caso siamo in territorio AFM.
Per la stragrande maggioranza dell’ascolto la velocità non si manifesta mai oltre una determinata soglia, rendendo di fatto tutto molto più orientato verso dei tempi medi, in concomitanza dei quali sono i riff scuri di chitarra, gli inserti di tastiera e i ritornelli più che orecchiabili a farla da padrone; questi ultimi ad opera di un cantante di tutto rispetto come Nikola Mijic, che non perde occasioni per lasciarsi andare anche a qualche elogio alla musica stessa, come all’interno del chorus di “Take Your Life” o nella conclusiva “Metalized”.
C’è posto persino per alcune fasi danzabili e di ispirazione pop sullo stile dei Battle Beast, più che percepibili in “We Are The Storm” e “Silent Angel”, così come per “When I’m Gone”, una ballad arrangiata in una maniera poco distante da una colonna sonora cinematografica. Tutti brani anche relativamente piacevoli all’ascolto, anche se sembra mancare un po’ quella penetrazione emotiva, nonché la tipica grinta di stampo power metal, che qui emerge solo in alcune parentesi, come nella iniziale “Open Your Eyes” o in una più bellicosa “Shields Of Glory”.
Fortunatamente, verso le battute finali qualche artiglio si intravede ancora – diciamo nelle vicinanze della title-track – anche se appare palese che il bilancino è destinato a continuare a pendere dalla parte più melodica e orecchiabile del pacchetto, con un risultato nuovamente non esattamente in linea con quell’energia che, seppur senza eccessi, veniva trasmessa dai primissimi lavori di questa discussa formazione.
Dando a Cesare quel che è di Cesare, ammettiamo di essere comunque in presenza di un lavoro leggermente più interessante e coinvolgente rispetto al predecessore, anche se ormai appare abbastanza nitida la volontà di Mario Lochert e soci di proseguire su una china fortemente legata al concetto di canzone nella sua connotazione più pop; il che non sarebbe un difetto, considerando la bellezza delle opere realizzate da gente come gli Avantasia, in cui però permane un’ispirazione generale di un livello drasticamente superiore rispetto a quanto riscontrabile in questi lidi.
Come già detto, i brani nel complesso sono anche piacevoli, ma manca quella pulsione di andare nuovamente ad ascoltare l’album una volta completato l’ascolto, un po’ come se l’efficacia generale delle composizioni tendesse ad esaurirsi in tempi relativamente brevi, e questo non giova sicuramente ad un prodotto che basa tutta la sua essenza sulla componente più ascoltabile e/o cantabile.
Non basta qualche momento più esaltante per farci sbottonare maggiormente con il voto, ma suggeriamo comunque agli appassionati di dare una chance ai Serious Black ancora una volta, poiché non escludiamo che nelle undici canzoni qui presenti possa esserci qualcosa in grado di far palpitare il cuore ad alcuni.
