6.0
- Band: SERPENTINE PATH
- Durata: 00:44:55
- Disponibile dal: 27/05/2014
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Un progetto destinato al nulla. Sembra questo il triste e incomprensibile percorso su cui sono indirizzati i Serpentine Path, una sorta di super-band doom metal di New York dalla carta di identità invidiabile ma che nonostante l’endorsement della Relapse, del fatto che vede in formazione tutti e tre gli Unearthly Trance, nonchè Tim Bagshaw dei Ramesses e oggi addirittura Stephen Flam, storico axeman dei Winter, non riesce neanche ad essere la semplice e banalissima somma delle sue parti, e che fatica tantissimo anche a trovare una sua anima musicale. Dopo un debutto piatto e sconclusionato, anche in questo frangente la band ci offre un misero minimo sindacale: un doom immobile e inespressivo ulteriormente saturato e zavorrato dal fuzz delle influenze stoner metal e di un approccio alla composizione che non predilige alcuna dinamictià e che non mostra alcun desiderio di andare oltre quelli che sono i concetti base del genere. I riff sono fumosi e ripetitivi rintocchi tarati sempre su due, tre massimo quattro note ribassatissime, le voci sono monotonali e non tentano mai di creare atmosfere alterne o variare i alcun modo il mood del disco chiudendo la porta ad ogni eterogenità e rinforzando invece un immobilismo cronico. Nel doom metal solitamente alla sezione ritmica si perdona tutto, poichè sono la lentezza e la ripetitività che dettano le regole del genere, ma qui la band prende ciecamente alla lettera anche questa regola, condannando il proprio disco ad un immobilismo quasi assurdo e del tutto incomprensibile. Erano pregevoli le iperboli psichedeliche e prog-occulte dei Ramesess, band che in molti frangenti aveva anche saputo approfittare dei loro momenti di incertezza e superato anche i sommi maestri Electric Wizard, come anche erano esaltanti le bestiali e brucianti contorsioni sludge e blackened crust che avevamo visto negli Unearthly Trance. I Winter poi sono una delle band più originali e allucinate mai esistite nel paronama doom, per cui non possiamo che chiederci con incredibile sbigottimento cosa abbia potuto provocare in questi cinque pesi massimi e veterani del doom la sensazione che un lavoro piatto e inespressivo come questo secondo album dei Serpentine Path sia legittima espressione della loro gloria vista sin ora in altre grandissime band. Un lavoro davvero enigmatico, che quasi quasi ci fa preoccupare di aver preso un grande abbaglio e di aver declassato una sorta di capolavoro incompreso.
