SEVEN DOORS – Feast of the Repulsive Dead

Pubblicato il 24/01/2023 da
voto
7.5
  • Band: SEVEN DOORS
  • Durata: 00:43:09
  • Disponibile dal: 27/01/2023
  • Etichetta:
  • Redefining Darkness Records

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Dopo Detherous, Oxygen Destroyer, Schizophrenia e Sentient Horror (fra gli altri), la Redefining Darkness fa nuovamente centro con un progetto che ne ribadisce le doti di talent scout e che – in questo caso specifico – si presta a rapire i cuori di tutti quegli ascoltatori fedeli alla scena death metal di fine anni Ottanta/inizio anni Novanta. Acquisita l’esperienza necessaria tramite una gavetta composta da vari EP, singoli e split, la one-man band Seven Doors (dal nome dell’hotel di “…E tu vivrai nel terrore! – L’aldilà”) raggiunge infatti il traguardo del debut album nel migliore dei modi possibili, confezionando un’opera derivativa quanto si vuole, ma talmente genuina, ispirata e rifinita da rendere la mancanza di personalità un fattore di poco conto, del tutto bypassabile a fronte del trasporto emotivo della tracklist.
L’inglese Ryan Willis ha evidentemente fatto i compiti a casa, e ci consegna un platter nel quale atmosfere orrorifiche e sonorità brucianti convergono in un flusso altamente efficace e spontaneo, da cui emerge un innato talento per la gestione e l’interpretazione di certe soluzioni. Da un punto di vista stilistico, siamo dalle parti dei Death di “Leprosy”, dei Gorguts di “Considered Dead”, dei Pestilence di “Consuming Impulse” e della frangia death metal più ferale e deragliante, quella in cui l’elemento thrash è tangibile e che ultimamente un gruppo come gli Skeletal Remains ha contribuito a rinverdire, per tre quarti d’ora di musica (inclusa un’ottima cover di “Eve of the Apocalypse” dei Malevolent Creation) praticamente privi di punti morti o parentesi interlocutorie.
Racchiusi da una produzione poderosa, i brani risultano tutti giocati su un’ingegnosa concatenazione di riff ora più groovy, ora più acuminati, e su una serie di stop’n’go e cambi di tempo che rilanciano continuamente le ottime trovate del guitar work. Nel complesso, pur mantenendo costante il livello di aggressività e barbarie, il suono della formazione non rinuncia mai a sviluppare la propria componente melodica, facendo leva su stratificazioni e lead che – oltre a vivacizzare le trame – sottolineano il legame con l’immaginario macabro delle pellicole a cui Willis è affezionatissimo (artwork e titoli parlano chiaro, in questo senso). Ovviamente, per qualcuno un’opera come “Feast of the Repulsive Dead” sarà sempre sinonimo di superfluo e ‘more of the same’; un’operazione di recupero che non aggiunge nulla rispetto a quanto fatto mille altre volte in passato, e che se rapportata alle colte dissertazioni di certo underground contemporaneo figura come ‘troppo semplice’. D’altro canto, crediamo che questo tipo di approccio necessiti di criterio e versatilità per non cadere nel dimenticatoio dopo pochi ascolti, e alla creatura Seven Doors vanno riconosciute sia la scrittura, sia la cura per i dettagli utili a respingere senza particolari sforzi la minaccia.
Episodi come “The Morbid Mortician”, “I’ll Swallow Your Soul”, “Isolated Existence” e “The Graves of Matool” sono solo alcuni che potremmo citare per convincervi a visitare il cimitero presieduto dal Nostro, davvero abile nel mettersi in gioco con un disco che, all’interno della sua nicchia, può già essere considerato un piccolo exploit. Se vi sentite chiamati in causa dai nomi coinvolti, non sottovalutatene la portata.

TRACKLIST

  1. A Quiet Night in the Cemetery
  2. Feast of the Repulsive Dead
  3. Stalked, Strangled and Stabbed
  4. The Morbid Mortician
  5. Welcome Back to Life
  6. I'll Swallow Your Soul
  7. The Hack Shack
  8. Isolated Existence
  9. The Graves of Matool
  10. Cannibalistic Humanoid Underground Dwellers
  11. Eve of the Apocalypse (Malevolent Creation cover)
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