SEVENDUST – One

Pubblicato il 28/04/2026 da
voto
8.0
  • Band: SEVENDUST
  • Durata: 00:42:20
  • Disponibile dal: 01/05/2026
  • Etichetta:
  • Napalm Records

Che i Sevendust invecchino bene come il vino è ormai cosa risaputa al punto che, al momento di assaporare ogni nuova uscita la curiosità è su quanto sarà buona l’annata, mentre la certezza sulla qualità non è mai in discussione.
Il paragone è ancora più calzante confrontandoli con i cugini Alter Bridge (con cui condividono etichetta, produttore storico e anche diversi tour): là dove Tremonti & Kennedy si sono un po’ fossilizzati sulla propria zona di comfort, disperdendo al tempo stesso le energie in diversi progetti paralleli, viceversa la formazione di Atlanta, pur restando fedele al proprio stile codificato fin dagli anni Novanta fa (un nu/alternative metal in cui i classici riff ribassati vengono stemperati da un gusto melodico figlio più della sensibilità soul/gospel che del pop da classifica) è in grado di mantenere sempre una patina di freschezza ad ogni uscita; il tutto mentre le carriere soliste e i vari side project (Call Me No One, Projected, Dark New Day) viaggiano su binari differenti, con tempistiche molto dilatate e minore pressione.

Il biglietto da visita rappresentato dall’artwork non è in realtà dei più originali – i Pearl Jam avevano usato lo stesso concept con una foto del telescopio Hubble – ma ciò che conta è la musica, e da questo punto di vista i Sevendust sono come detto una garanzia, a partire dalla title-track posta in apertura: il caratteristico riffing spezzato della coppia Conelly/Lowery sgorga una colata di groove ritmico, sostenuto dai fill mai scontati di Morgan Rose e ovviamente accompagnato dall’inconfondibile timbrica di Lajon Whiterspoon; il suo stile, rispetto alle tonalità più aggressive degli esordi, si  è arricchito negli anni di sfumature, al punto da meritare il titolo di ‘anima soul del nu metal‘, grazie alla sua peculiare unione tra vibrato di scuola R&B e un cantato più sporco.
Le note di pianoforte che aprono “Unbreakable”, una sorta di versione matura dei Linkin Park, e le ritmiche più sincopate di “Is This The Real You” rappresentano la facciata più ‘commerciale’ dell’album, ma siamo sempre lontani dalle facilonerie che dominano le classifiche o dalle giravolte stilistiche per inseguire il trend del momento: i Sevendust ormai suonano un genere a sé stante (possiamo chiamarlo, se vi piace giocare con le etichette, ‘adult-oriented hard rock’?) e possono contare su una comunità di fan fidelizzata a livello mondiale, per quanto in Europa non li si veda troppo spesso.
Più particolare la costruzione ritmica di “We Won”, tra le migliori del lotto grazie ad un guitar work più intricato del solito ed un ritornello piuttosto solare per i loro standard, mentre “The Drop” e “Blood Price” conquistano fin dal primo ascolto, la prima con una botta di adrenalina degna del più datato “Seasons” e la seconda grazie all’intreccio a tre voci, con Morgan Rose e Clint Lowery a dare manforte al titolare. E proprio il chitarrista è co-protagonista anche dietro al microfono della conclusiva “Misidirection”, brano più lento in cui la minore aggressività viene compensata da un climax atmosferico che chiude l’album in crescendo.

Nel pieno del rinascimento nu metal, con vecchi e nuovi fan intenti a (ri)scoprire Korn, Deftones e Limp Bizkit intasando bacheche social e palazzetti, i Sevendust si confermano tra i migliori interpreti del genere, sempre fedeli a se stessi ma capaci di sfornare uno dei loro migliori album dopo più di tre decadi.

TRACKLIST

  1. One
  2. Unbreakable
  3. Is This The Real You
  4. Threshold
  5. We Won
  6. Construct
  7. Bright Side
  8. The Drop
  9. Blood Price
  10. Misdirection
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