7.5
- Band: SEVEROTH
- Durata: 00:50:15
- Disponibile dal: 04/09/2026
- Etichetta:
- Avantgarde Music
Illia Rafalskyi è un artista ucraino, trasferitosi in Polonia dopo l’inizio del conflitto che ha coinvolto il suo paese, coinvolto in diversi gruppi, tra i quali ricordiamo le one man band Morok, Bezmir e Galdur, e le esperienze come bassista nei Kroda e come tastierista/batterista negli Endless Battle. Tra tutti i progetti messi in piedi da Rafalskyi, Severoth è quello più longevo: nato nel 2012, è arrivato con “Waves” al settimo disco, con il musicista di Dnipro unico protagonista di questa ormai lunga storia.
Il concept del nuovo album è nato sulle coste dell’Islanda nel 2023 e consiste in una riflessione sulla natura delle onde, su come ciascuna di esse viva una vita propria, costituita da un ciclo che ha un inizio ed una fine, e su come questa parabola sia simile all’esistenza degli esseri umani, infinitesima parte di un solo grande oceano. Il tema delle onde e del mare attraversa tutta l’opera, con il rumore dello sciabordio a collegare i brani, ciascuno dei quali vicino o superiore ai dieci minuti di durata, eccetto lo strumentale “Glacial Dreams”.
“Waves”, a livello stilistico, non si discosta molto dai suoi predecessori: il cuore della proposta è un black metal carico di malinconia e pathos, nel quale i riff sono affondati in densi strati di tastiere e la vicinanza a sonorità depressive/suicidal black metal è corroborata da uno screaming acuto e quasi fastidioso.
L’elemento ambient è come sempre riconoscibile e ben si amalgama con i blast-beat e le dure sfuriate ma, rispetto al passato, il suono è più rifinito, le aperture melodiche sono più frequenti e le chitarre si producono in qualche timido assolo, oltre che nei tipici riff taglienti dominati dal tremolo picking; la semplicità esecutiva è evidente, soprattutto nella batteria, ma non appare come un limite in quanto funzionale ad una forte espressività.
La peculiarità di Severoth è la sua capacità di imbastire atmosfere ipnotiche attraverso variazioni dello stesso tema anche in pezzi diversi, in una sorta di feroce contrasto tra una folle solitudine ed un’estetica ammaliante: “Stars Will Show The Way” disegna un cielo stellato sotto il quale rifugiarsi e lo fa con una maestosità che rimanda agli Emperor, “Vyriy” è fredda disperazione, “As Forests Dream At Dawn” dà corpo a quei paesaggi oscuri che i Grima sanno contornare alla perfezione, mentre il viaggio si conclude con “Glacial Dreams”, in bilico tra sonorità dungeon synth ed i Burzum di “Filosofem”.
Quello di Severoth è un black metal che non si discosta dai canoni del genere ma, paradossalmente, assume come tratto distintivo quello di un effetto catartico e rilassante, con il già citato tema delle onde che si infrangono e poi si ritirano a percorrere tutto “Waves” e ad accompagnare l’ascolto con lentezza suadente: qualcuno vedrà questa ripetitività come monotonia, e ciò potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, ma queste sei canzoni rimangono impresse per l’efficacia con cui mescolano forza e grazia.
