SHE SAID DESTROY – Time Like Vines

Pubblicato il 24/04/2006 da
voto
7.0
  • Band: SHE SAID DESTROY
  • Durata: 00:45:19
  • Disponibile dal: 10/04/2006
  • Etichetta:
  • Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

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La tradizione norvegese in campo death metal è praticamente pari a zero, soprattutto se parliamo di death metal inteso in quanto tale, floridiano, svedese, tecnico o brutal che sia. Dalle brusche insenature dei fiordi, è sempre giunto a noi mischiato principalmente al black, all’avantgarde, anche al thrash a volte, ma rarissimamente un disco pienamente death metal proveniente dalla Norvegia è stato avvistato da queste parti. I She Said Destroy, finalmente, cercano di colmare questa grave lacuna, pubblicando il loro bell’esordio, “Time Like Vines”. Due cose saltano all’occhio subito, riguardanti la band di Oslo, e non sono mica tanto positive: la cover dell’album è davvero anonima e certamente non invoglia un possibile acquirente a prelevare il prodotto dallo scaffale; il monicker è decisamente fuorviante, in quanto, di primo acchito, avremmo scommesso sulla nostra povera nonna che i She Said Destroy proponessero uno screamo-core modello “la mia tipa mi ha mollato, ora la squarto viva e poi piango disperato”. Ebbene, cercate di andare oltre queste pallide premesse! Anders, Snorre, Eystein e Torris suonano un techno-death molto articolato, pulito – nel senso che nel platter ci sono arrangiamenti basilari e pochissimi effetti non suonati – e aggressivo, non disdegnante però attimi di sottile placidità e relax, nei quali arpeggi delicati spezzano la tensione e donano al combo una sfumatura decadente molto piacevole. Per il resto, siamo di fronte ad una buona serie di brani ricchi di cambi di tempo, divisi tra un riffing tecnico-melodico, sezioni psichedeliche, vicine al noise-rock più ipnotico, e assalti tout-court di melodic black. I due chitarristi – Anders e Snorre – si occupano anche delle parti vocali, classicamente impostate su growl death e screaming black, alle quali vanno ad aggiungersi brevi momenti di recitato, per una somma di soluzioni abbastanza interessante e riuscita. “Swallow My Tongue”, “Time Like Vines”, “Shapeshifter” e “Beyond The Borders Of Our Minds”, quest’ultima preceduta dalla strumentale acustica “I Sense A Tempest Arising”, sono i pezzi più apprezzabili, ma tutta la tracklist è ben strutturata, pesante, groovy, veloce e lancinante dove e quando serve. Solo “Joy To The World: The Coming Of Kali” ed in parte “Der Untergeher” lambiscono la noia, ma è proprio un sentimento passeggero. Non stiamo neanche a dirvi che i numi ispiratori dei She Said Destroy sono i Death e il trittico Cynic-Atheist-Watchtower perché è fin troppo ovvio; ci teniamo invece a sottolineare che, pur inventando un pugno di mosche, il combo norvegese si piazza con merito fra gli egregi esecutori nell’ambito del genere. Bel disco!

TRACKLIST

  1. Armageddon, Anyone?
  2. Time Like Vines
  3. Der Untergeher
  4. I Sense A Tempest Arising
  5. Beyond The Borders Of Our Minds
  6. Joy To The World: The Coming Of Kali
  7. Shapeshifter
  8. Swallow My Tongue
  9. Becoming The Morningstar
  10. Morituri Te Salutant
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