SHIELDS – Life In Exile

Pubblicato il 10/05/2018 da
voto
6.5
  • Band: SHIELDS
  • Durata: 00:43:13
  • Disponibile dal: 20/04/2018
  • Etichetta: Long Branch Records
  • Distributore: Audioglobe

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Dal grigiore londinese, ecco fare la loro comparsa sui nostri radar gli Shields, five piece (ridotto quest’anno a quattro elementi, dopo la tragica scomparsa del chitarrista George Christie) nato nel 2012 che, dopo un EP autoprodotto e un po’ di tour in giro per il Vecchio Continente, arriva oggi al debutto sulla lunga distanza sotto l’araldo della Long Branch Records. I nostri afferiscono chiaramente al grandissimo e sempre ribollente calderone del metalcore, quello serrato, tecnico e ribassato di band quali Born Of Osiris o Veil of Maya, condito da una corposa iniezione di melodia nella forma di uscite in clean che rendono i pezzi di facile digestione anche per i palati più delicati. La proposta dei ragazzi è solida e cazzuta, anche se non è immune da vizi, alcuni più seri di altri. Le aperture in pulito, ad esempio, se in certi episodi funzionano e ben si amalgamano con la struttura del pezzo (“Black Dog” e “Upside Down”, ad esempio), altre volte sembrano incollati lì a forza, giusto per conformarsi agli stilemi core del strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello, ed in aggiunta, l’utilizzo smodato dell’autotune rende il risultato finale quasi fastidioso in alcuni frangenti (“White Embers” con il supporto di Spencer Charnas dei super patinati prodigi-core Ice Nine Kills). Il che è un peccato, perché i ragazzi, quando pestano duro, sono cattivissimi e pachidermici, nonostante l’uso e l’abuso dei breakdown, utilizzati molto spesso come filler, andando a farci sobbalzare sulla sedia in alcune occasioni, con ad esempio il pezzo “Mother”, vera e propria fucilata in pieno viso posta in chiusura del lotto, che promette di causare più di qualche infortunio in sede live a chi si troverà nel mezzo del pit, trainata da un groove assassino e dalle urla sovrumane del singer Joe Edwards, decisamente furioso ed espressivo dietro al microfono. Possiamo considerare questa opera prima dei londinesi un esperimento abbastanza riuscito, capace probabilmente di metterli in buona luce con la sempre folta schiera di coloro i quali mangiano pane e core a colazione. Se siete invece degli ascoltatori smaliziati che cercano più sostanza che forma, e che non puntano ad avere tra le mani lavori ‘a perdere’, vi consigliamo di rivolgere il vostro sguardo (e le vostre orecchie) altrove.

TRACKLIST

  1. Intimacy
  2. Black Dog
  3. In the Grey
  4. Upside Down
  5. White Embers
  6. It's Killing Me
  7. Delilah
  8. Love Is Dead
  9. Mother
  10. Sibling
  11. N35.E138
  12. Aokigahara
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