SHINEDOWN – EI8HT

Pubblicato il 12/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: SHINEDOWN
  • Durata: 01:04:20
  • Disponibile dal: 29/05/2025
  • Etichetta:
  • Atlantic Records

Arrivare in cima non è facile, ma restarci è spesso ancora più difficile. Non serve aprire un manuale di management per coglierne il senso, e anche nel contesto musicale gli esempi si sprecano: quante band abbiamo visto sgonfarsi, una volta raggiunto l’apice, per fattori di vario genere (evoluzione dei gusti del pubblico, pressioni del management, contrasti tra i musicisti, eccetera)? Spesso si tratta di fisiologici cicli a livello di popolarità, e anche nei casi più di successo siamo ormai abituati a vedere band divenuti brand sotto diversi punti di vista; poi ci sono anche formazioni come gli Shinedown, sulla cresta dell’onda da quasi due decadi con la stessa line-up e un approccio antitetico dallo stereotipo delle rockstar nonostante siano tra i primatisti nella categoria alternative rock (è loro, ad esempio, il record di singoli al numero 1 della Billboard Mainstream Rock Charts).

Il segreto, nelle parole del frontman Brent Smith, è l’unione vitale tra i quattro membri e la capacità di mettersi in gioco pur restando fedeli a se stessi: è questo lo spirito di “Eight”, ottavo e pantagruelico album (diciotto tracce per più di un’ora di musica) che dopo due concept album suona come una sorta di greatest hits di tutto quanto prodotto dalla band di Jacksonville finora.
La partenza, con il saliscendi ritmico di “At The Bottom”, è in linea con l’ultimo “Planet Zero” (ed infatti, non a caso, proviene dalle stesse sessioni di registrazione), mentre “Dance Kid Dance” (singolo uscito all’inizio dell’anno scorso) e “Safe And Sound” portano avanti la tradizione dei brani più energici inaugurata con “Devour” ai tempi di “The Sound Of Madness”: un hard rock moderno e muscolare nel segno della musica mascellona tanto in voga oltreoceano, pur distinguendosi per tocco personale dalla massa di colleghi prodotti con lo stampino.
L’altro pezzo forte degli Shinedown – fin dai tempi di “Leave A Whisper”, anche se la consacrazione definitiva in questo senso è arrivata con “Amaryllis” – sono le rock ballad da falò sulla spiaggia, con la voce di Brent Smith capace, come poche altre, di far vibrare le corde dell’anima: se “Three Six Five” suona davvero troppo simile a “Hysteria” dei Def Leppard (talmente evidente da sembrare un omaggio, più che un plagio), viceversa le chitarre acustiche e gli arrangiamenti orchestrali di “Searchlight” seguono la tradizione di “I’ll Follow You”, in questo caso con un gustoso tocco country in più; discorso simile per “Killing Fields”, una sorta di “Amaryllis” in chiave minore.

C’è poi il versante più sperimentale/elettronico, inaugurato con “Threat To Survival” e portato avanti nei due lavori successivi: in questo caso l’esempio più eclatante è quello di “Burning Down The Disco”, con la sua cassa dritta ed un’atmosfera da disco music anni Settanta, e “Deep End”, altra riuscita contaminazione tra hard rock e un beat in questo caso più contemporaneo; viceversa, il synth che apre “Machine Gun” lascia subito spazio ad un uptempo più classico (con tanto di cori di bambini in sottofondo), ma non per questo meno riuscito.
Citiamo infine il rock più ‘teatrale’ (oseremmo quasi dire motivazionale) protagonista dell’album “Attention Attention” del 2018, che qui trova piena espressione nei crescendo armoniosi di “Dizzy”, “Imposter” e “Bear With Me”: il mattatore Brent Smith ci prende per mano e ci accompagna come un novello Orfeo mentre i tre sodali tessono trame sonore in cui il classico canovaccio hard rock viene arricchito da chitarre acustiche, arrangiamenti orchestrali, note di pianoforte e

Con tanta abbondanza era pressoché inevitabile ci fosse qualcosa di troppo, soprattutto verso il finale: “Outlaw”, “Back To The Living” e “Wide Open” non possono essere certo definite brutte canzoni, ma una loro pubblicazione come semplici bonus track (magari in un’edizione speciale) sarebbe stata probabilmente più sensata. Menzione a parte per la doppietta finale, “So Glad That You Asked” e “The Pilot”: la prima è un brano allegro ma non troppo, la seconda un momento acustico sulla falsariga di “Good Riddance (Time of Your Life)” dei Green Day, ed insieme fungono da perfetto contraltare quieto all’energia delle due canzoni in apertura del disco.
Mentre i loro concorrenti – dai Nickelback agli Alter Bridge passando per i Disturbed e gli Skillet – galleggiano nella loro zona di comfort, gli Shinedown ancora una volta hanno saputo mescolare le carte pur restando nel solco della tradizione: stavolta la scaletta ‘troppo’ XXL si traduce in mezzo punto in meno sulla valutazione finale, ma per chi ama l’hard rock e le power ballad da college radio è difficile trovare di meglio in giro.

TRACKLIST

  1. At The Bottom
  2. Dance, Kid, Dance
  3. Burning Down The Disco
  4. Three Six Five
  5. Young Again
  6. Dizzy
  7. Imposter
  8. Machine Gun
  9. Outlaw
  10. Safe And Sound
  11. Searchlight
  12. Bear With Me
  13. Deep End
  14. Killing Fields
  15. Back To The Living
  16. Wide Open
  17. So Glad That You Asked
  18. The Pilot
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