6.0
- Band: SHRAPNEL STORM
- Durata: 00:40:14
- Disponibile dal: 06/10/2023
- Etichetta:
- Great Dane Records
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Ormai formati quindici anni fa nella fredda Tampere, gli Shrapnel Storm sono una formazione abbastanza conosciuta nell’underground finlandese; purtroppo però, il quintetto non ha suonato in lungo e in largo, ed inoltre, tralasciando una manciata di singoli e demo, la loro discografia vede solamente due album all’attivo.
A seguire il self-titled uscito in piena pandemia, il nuovo full-length,”Silo”, vede la luce grazie a Gread Dane Records, e possiamo sbilanciarci nel dire che i fantasmi dei precedenti “Shrapnel Storm” e “Mother War” sono tuttora ben presenti, sia a livello di composizione generale, che di concept sviluppato attraverso le illustrazioni.
Alla base degli undici brani della tracklist, troviamo un death metal senza troppe pretese, con l’influenza praticamente telefonata, da quanto scontata, degli Obituary e dei Bolt Thrower: l’immaginario che fa da contorno al disco è, infatti, per la terza volta consecutiva, lo spirito distruttivo e battagliero della guerra. Sicuramente non si tratta della più geniale delle idee, ma i vari sample di bombardamenti e sparatorie, piazzati lungo le canzoni, fanno il loro sporco lavoro, anche se senza dubbio i nostri ci prendono fin troppo gusto, tanto da esagerare in “Bring Me The War”, con un mitragliatore che spara a tempo di doppia cassa; il titolo del pezzo non preannunciava nulla di troppo lontano da quanto si può ascoltare, ma il risultato ottenuto in questa maniera è imbarazzante e figlio di altri tempi. Passando al contenuto musicale vero e proprio, “Silo” fila liscio in quaranta minuti, tra ritmi midtempo e qualche sporadica accelerata contenuta, dai richiami thrash metal. “Wastelands” strizza l’occhiolino al d-beat, mentre “The Only Snake Here Is You” e “Kinslayer” spingono di più sull’acceleratore, prima di concludere perdendosi senza prendere una direzione specifica, in sezioni aperte dall’aria anonima, che ci lasciano abbandonati nella piena perplessità.
La coppia d’attacco alle chitarre sforna all’interno del riffing anche qualche accenno melodico (se così si può chiamare) ancora alla Bolt Thrower, soprattutto in “Justice And Glory” e “This Is Where I Fell”. Con quest’ultimo, il disco si conclude con il costante tappeto di doppia cassa, perennemente presente durante tutti gli altri brani.
A livello di songwriting, in “Silo” non spuntano riff memorabili e tocchi di genialità, quindi l’espressività personale e l’originalità sono praticamente assenti: il quintetto finlandese infila gli elementi chiave dei grandi mostri sacri del passato e ne fa un tributo non particolarmente pompato. Alla fine dei conti, suonano quello che suonano, senza dire nulla di personale e senza aggiungere nulla di nuovo al genere, ma lo fanno con convinzione.
“Silo” può essere visto come un album semplice e un po’ scontato, ma la carica ignorante di groove costante porta facilmente l’ascoltatore a gustarselo fino in fondo, con un forte ricordo dei dischi che hanno scritto la storia durante i primi anni ’90.
