SICK OF IT ALL – Death To Tyrants

Pubblicato il 02/05/2006 da
voto
8.0
  • Band: SICK OF IT ALL
  • Durata: 00:33:54
  • Disponibile dal: 18/04/2006
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: EMI
“Death To Tyrants” è molto più del nono album deiSick Of It All: segna infatti un’importante ricorrenza per la storiadella band newyorkese purosangue, poichè il 2006 è il ventesimo anno divita del combo fondato dai fratelli Koller. E dopo due decenni diattività, i SOIA costituiscono una realtà solida ed ammirevole chespicca nel turbolento ed instabile panorama musicale americano. Invent’anni questi quattro (ex) ragazzoni hanno sfornato nove album senzamai sbagliare un passo, producendo sempre lavori sopra la media, e conquesto nuovo lavoro certamente non si sono smentiti. Il passaggio aduna label tradizionalmente metal come la Century Media non ha comunquespinto i SOIA a modificare l’assetto e lo stile della propria musica:solita concentrazione di metallo nel loro sangue, nessunacontaminazione, solo hardcore originale, puro e semplice, come il lorosa da sempre essere. L’album si apre con un anthem che illustraeloquentemente lo spirito che pervade l’intero lavoro: “Take The NightOff” è un inno al pessimismo militante e non arrendevole che fa dacolonna portante allo spirito hardcore, del quale i SOIA continuano adessere, se non i sovrani, perlomeno i principi reggenti; rabbia,velocità dirompente ed ironia si intrecciano nelle lyrics e nelleritmiche di questo degnissimo opener. Si continua poi con “Machete”,violentissima, ricca di cambi di tempo e ritmicamente brutale. Il terzobrano, “Uprising Nation”, è praticamente il manifesto dell’album(“Death To Tyrants”, urlata a squarciagola in perfetto Lou Koller stylealla fine del pezzo, la dice lunga sulla futura longevità della canzonee sul suo sicuro successo in occasione degli incendiari live dei SOIA),e probabilmente anche la canzone migliore del platter. “Die Alone” èl’ennesimo, e come sempre più che onorevole, omaggio agli adoratiMisfits; “Fred Army” un violento divertissement carico di satira edironia scagliato contro il conformismo americano. “Forked Tongue” e”Maria White Trash” sono due inni hardcore che peccano magari dioriginalità ma sono suonati come sempre in maniera perfetta: PeteKoller, il “braccio” della band, se il fratello Lou è la “mente”,sembra in stato di grazia con la sua chitarra imbracciata come un’arma(e non vediamo l’ora di rivederlo presto dal vivo, dove la sua bravuraè ancora più manifesta). “Forked Tongue” e “Faithless” si disputano ilsecondo posto come migliori brani del disco, con i loro testinichilisti ed impegnati, ben lontani dalla banale retorica “fuck thegovernment” dell’hardcore da burletta; “Make A Mark” è proprioun’accusa, naturalmente non troppo velata, alle band che svendono laloro giusta rabbia in nome di una “fetta di torta”. I Sick Of It Allsono maturi e compatti come sempre, e la line-up stabile da anni (laband ha avuto un solo cambio di formazione in vent’anni!),fa sentire perfettamente quale sia il significato della parolaaffiatamento: la sezione ritmica di Craig ed Armand è un tappeto solidoe massiccio sul quale i violenti ricami dei fratelli Kollercostruiscono melodie dirompenti e più veloci che mai; se questi sono i”nonni” dell’hardcore, i “nipotini” hanno ancora molto da imparare daloro. La produzione dell’album, affidata alle sapienti mani di TueMadsen, già collaboratore dei The Haunted e degli Heaven Shall Burn,conferisce infine all’album un surplus di professionalità che aggiungevalore ad un’opera che è già un discreto gioiello. Ulteriore passoazzeccato sul roccioso ed imperturbabile cammino di una band che ormainon solo ha fatto la storia di un genere, ma continua a portarne avantila forza e l’importanza.

TRACKLIST

  1. Take The Night Off
  2. Machete
  3. Preamble
  4. Uprising Nation
  5. Always War
  6. Die Alone
  7. Evil Schemer
  8. Leader
  9. Make A Mark
  10. Forked Tongue
  11. The Reason
  12. Faithless
  13. Fred Army
  14. Thin Skin
  15. Maria White Trash
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