7.5
- Band: SIEGE COLUMN
- Durata: 00:37:15
- Disponibile dal: 03/09/2025
- Etichetta:
- Nuclear War Now
I Siege Column sono uno di quei gruppi che rischiano di essere liquidati troppo in fretta, ingabbiati nella categoria dei “cavernicoli” o dei “fabbri da cantina”, etichette che certo ben si prestano a descrivere un’estetica volutamente grezza e un immaginario votato all’oltranzismo. Eppure, ridurli solo a questo sarebbe ingeneroso: dietro al nuovo “Sulphur Omega” si cela una cura per il dettaglio che tradisce un’intelligenza compositiva tutt’altro che approssimativa. È un disco che vive della propria abrasività, certo, ma anche di una sua lucidità nel modellare brani capaci di mantenere alta l’attenzione lungo tutta la durata. Del resto, è un discorso applicabile anche a realtà come Antichrist Siege Machine, nonostante questi ultimi, anche giustamente, oggigiorno godano di ben più hype.
La formula degli statunitensi resta ancorata a coordinate note: Repulsion, Sarcofago, i primissimi Bolt Thrower sono i riferimenti più immediati, a cui si aggiungono qua e là omaggi espliciti che il duo non si cura di nascondere. Ma ciò che distingue i Siege Column da alcuni altri epigoni è la capacità di piegare quel patrimonio sonoro a un discorso scorrevole, mantenendo una coerenza che non sconfina mai nell’anonimato. I riff abbondano e si moltiplicano, evitando di fossilizzarsi su un’idea sola per brano: in “Sulphur Omega” ogni episodio è infatti un piccolo labirinto di soluzioni, con cambi di tempo ben congegnati e una varietà di tessiture che smentisce qualsiasi accusa di monotonia (vedi l’aria marziale che spezza un brano altrimenti frenetico come “Permanent Crypt”).
Non si tratta, quindi, di “war metal” buttato in caciara, con il mero obiettivo di annichilire l’ascoltatore attraverso volume e saturazione. Al contrario, qui emerge un taglio old school inteso come concretezza, come disciplina nella costruzione del suono. Le tracce scivolano via con naturalezza, anche quando accelerano in furia disarticolata o si aprono a momenti più cadenzati: l’impressione è sempre quella di un lavoro tutto sommato pensato, mai lasciato al caso. L’energia primordiale viene incanalata con astuzia, senza che ciò vada a smussarne l’impatto.
Certo, si può obiettare che molti spunti siano già stati esplorati altrove, e non si faticherà a rintracciare citazioni più o meno evidenti. Ma sarebbe fuori fuoco pretendere innovazione radicale in un contesto simile: “Sulphur Omega” non nasce per reinventare certo metal, bensì per celebrarne le radici con convinzione e per ribadirne l’attualità attraverso un’esecuzione che trasuda passione sincera.
La produzione contribuisce poi in modo piuttosto determinante al risultato finale: i suoni sono sporchi quanto basta, con una patina ruvida che ne accentua l’impatto viscerale, ma al tempo stesso perfettamente calibrati per non compromettere la leggibilità dei passaggi più intricati. Non è un lavoro che punta alla chiarezza hi-fi, e tuttavia ogni elemento trova il proprio spazio, restituendo l’impressione di un disco volutamente crudo ma mai sciatto.
Non stupisce, dunque, che la resa dal vivo sia stata tanto convincente, come dimostrato al Maryland Deathfest dello scorso anno. I Siege Column sono, in fondo, un gruppo di sostanza: pochi fronzoli, molta concretezza e un’aderenza totale alla propria visione. “Sulphur Omega” non è solo un tributo al passato, ma la dimostrazione che, se maneggiata con consapevolezza, la materia primordiale del death-thrash e proto-grindcore più rozzo può ancora risultare vitale e persuasiva.
