SIGNUM REGIS – Chapter IV: The Reckoning

Pubblicato il 15/01/2016 da
voto
7.0
  • Band: SIGNUM REGIS
  • Durata: 00:49:47
  • Disponibile dal: 20/11/2015
  • Etichetta:
  • Ulterium Records

Gli Sslovacchi Signum Regis giungono al loro quarto full-length e, non a caso intitolano questo loro nuovo album “Chapter IV: The Reckoning”. Stavolta, rispetto ai precedenti lavori, la band capitanata dal bassista Ronnie König abbandona la formula del concept d’ispirazione storica, realizzando comunque un disco alquanto omogeneo dal punto di vista stilistico. Di certo, la band ha potuto conseguire tale risultato grazie anche ad una maggiore stabilità in line-up che, rispetto al precedente “Exodus”, come anticipato dall’EP “Through The Storm”, ha visto tornare in pianta stabile il tastierista Jan Tupy (davvero importante il suo apporto); inoltre, dopo l’esperienza di avvalersi di diversi cantanti, si è preferito tornare ad un unico cantante solista: la scelta è caduta su Mayo Petranin, che pure aveva collaborato con la band per le sessioni di “Exodus”. Si tratta di un singer dalla voce particolare, alta ma allo stesso tempo un po’ roca, che spesso fa ricorso anche ad un controcanto, creando un effetto particolare. Ad ogni modo, con riguardo allo stile, possiamo dire che i Signum Regis sembrano davvero aver trovato un equilibrio ottimale, abbandonando definitivamente il chitarrismo sfrenato dei primi album e confermando invece un approccio più personale, che crea una sorta di ideale incontro tra il classico power tedesco (Helloween e Gamma Ray in particolare) e un power/prog neoclassico ispirato a band come Royal Hunt o Artension (peraltro, compare in veste di guest in un paio di brani anche Roger Staffelbach). La band riesce così a realizzare un disco niente male, a nostro avviso piena espressione della propria maturità artistica, dove non ci sono magari pezzi indimenticabili o imprescindibili, ma dove ogni traccia rappresenta invece un tassello di un lavoro che, considerato nel suo insieme, riesce ad offrire musica gradevole e di buona qualità. I brani sono tutti abbastanza vivaci e ritmati, ben interpretati e con un buon equilibrio tra durezza e melodia. L’unica eccezione è rappresentata da una traccia più atmosferica quale la conclusiva “Bells Are Tolling” (dove peraltro suona il piano Mistheria), che per la verità non ci sembra chiudere nel migliore dei modi un disco tutto sommato apprezzabile, che merita di avere la sua chance.

TRACKLIST

  1. Lost And Found
  2. The Secret Of The Sea
  3. The Voice In The Wilderness
  4. Prophet Of Doom
  5. The Magi
  6. Quitters Never Win
  7. Tempter Of Evil
  8. When Freedom Fails
  9. The Kingdom Of Heaven
  10. Bells Are Tolling
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