SIGNUM REGIS – The Seal Of A New World

Pubblicato il 05/12/2019 da
voto
6.5
  • Band: SIGNUM REGIS
  • Durata: 01:00:32
  • Disponibile dal: 22/11/2019
  • Etichetta: Beyond The Storm Productions
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A distanza di due anni da “Decennium Primum”, i Signum Regis tornano con un nuovo full-length, intitolato “The Seal Of A New World”. Nel frattempo, è avvenuto lo split inaspettato, ma comunque amichevole, dal cantante Mayo Petranin. Dopo una lunga ricerca, la scelta del sostituto è ricaduta su Jota Fortinho, cantante in una cover band degli Helloween, che guarda caso ci ricorda in effetti molto Andi Deris. Viste le forti influenze che le ‘zucche d’Amburgo’ hanno esercitato sulla band slovacca, è facile immaginarsi come queste possano essere ancora più marcate e questo appare quanto mai evidente già dall’opener “Kings Of The Underground”. Sappiamo pure, tuttavia, che il loro stile comprende altre influenze, tra cui in particolare quelle neoclassiche, apportate soprattutto dal chitarrista Filip Koluš, ma anche dal tastierista Jan Tupý, tanto che, in qualche brano, come nel caso di “Phantasmagoria”, si sentono atmosfere molto alla Royal Hunt.
Rispetto ad altri album del passato, stavolta la band opta per evitare testi di marcata ispirazione biblica o cristiana, salvo qualche eccezione, come nella bellissima “City Of God” (con riferimento, supponiamo, al testo “La Città Di Dio” di Sant’Agostino). In questo loro lavoro, dunque, al solito, si possono ascoltare diverse buone canzoni, che spaziano dal classico power tedesco al metal neoclassico, dal metal melodico ad un heavy di vecchia scuola. A nostro avviso, in realtà, nei dischi più recenti, la band aveva saputo meglio miscelare le proprie influenze, che ora sembrano convivere nei diversi brani, senza che però König e compagni riescano ad amalgamarle in maniera ottimale, finendo anzi per accentuarle a scapito di un approccio più personale. Il risultato è che così ci sono spunti interessanti, accanto ad altri che, inevitabilmente creano il classico effetto del ‘già sentito’. Può darsi, peraltro, che la scelta del nuovo cantante non abbia per certi versi neppure aiutato, considerata la sua forte propensione, almeno in questa fase, ad emulare i suoi modelli di riferimento, laddove invece Petranin possedeva una voce ed uno stile senz’altro più particolari. La band ci tiene invece a sottolineare come il batterista Jaro Jančula abbia registrato interamente in acustico, senza utilizzare trigger o samples e questo è in effetti un aspetto che abbiamo senz’altro apprezzato.
In generale, “The Seal Of A New World” è un disco realizzato indubbiamente in maniera professionale e accurata, ma dove, assieme a qualche traccia di spessore, ve ne sono pure diverse che in effetti scorrono via in maniera alquanto anonima e che tra le altre cose non riescono ad avere la giusta grinta nè ad appassionare, per cui dobbiamo dire che stavolta questo loro lavoro, a conti fatti, ci ha convinti meno del solito.

TRACKLIST

  1. Kings Of The Underground
  2. Prisoner's Elegy
  3. I Always Go All-In
  4. The City Of God
  5. The Seal Of A New World
  6. A Memory
  7. Phantasmagoria
  8. Let Freedom Ring
  9. Never Surrender
  10. Fly Away
  11. Shalom
  12. Scheme Of Lies
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