SILVER LAKE – Every Shape And Size

Pubblicato il 29/08/2013 da
voto
7.0
  • Band: SILVER LAKE
  • Durata: 00:48:03
  • Disponibile dal: 07/06/2013
  • Etichetta:
  • SG Records
  • Distributore: Andromeda

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Agli inizi del nostro lavoro con la redazione di Metalitalia.com ci imbattemmo nell’omonimo debutto dei romagnoli Silver Lake; un disco che sicuramente ci piacque molto, grazie soprattutto ad un equilibrato dosaggio di parti progressive con alcuni intelligenti inserti power a rendere più accessibile la proposta. Dopo tre anni siamo felici di constatare come in questo “Every Shape And Size” la band abbia deciso di non cambiare troppo le carte in tavola, e di mantenere quindi cara la miscela equilibrata di elementi power e progressive del debutto, arricchendola però con una maturità compositiva superiore, che lima le poche ingenuità che trovammo sul primo album e fa di questo disco un più che degno seguito ma che, come spiegheremo, ancora non è in grado di segnare una vera e propria svolta per la band di Rimini. I punti forti rimangono quindi quelli dell’esordio: una preparazione tecnica individuale eccezionale da parte di tutti i musicisti coinvolti, una qualità di registrazione ad opera di Simone Mularoni che ovviamente sfiora l’eccellenza e la capacità di muoversi con scioltezza e agilità tra le a volte soffocanti mura del progressive, evitando sterili passaggi inutilmente tecnici e non perdendo mai di vista la ‘dimensione canzone’, che porta la band a non comporre monolitici blocchi da dieci minuti ma un numero maggiore di tracce più snelle. A livello di influenze possiamo notare come i Dream Theater abbiano tracciato più di un sentiero sul percorso della band, ma non ne rappresentano certo la derivazione principale; a livello di risultato finale risultano più vicini ai Silver Lake i tedeschi Vanden Plas e i meno conosciuti ma bravissimi Poverty’s No Crime, con anche qualcosa a livello vocale proveniente dagli Enchant e un approccio riflessivo e meditativo che non stonerebbe su alcuni album dei Pain Of Salvation. Come vedete si tratta di nomi particolarmente impegnativi, ma la bravura dei Silver Lake sta proprio nel prendere ingredienti da ciascuno senza mai esagerare, schivando la brutta sensazione di già sentito. Nascono così momenti classicamente progressivi come l’opener “Invisible To The Eye”, passaggi strumentali figli di capacità tecniche di tutto rispetto come “The Illusion” e addirittura una ballad toccante e bellissima come “58”, dedicata al compianto pilota di moto GP Marco Simoncelli. Le altre canzoni, “Hold Me Close” su tutte, si muovo su standard più che buoni, rendendo l’intero disco piacevole e fruibile, privo di momenti di noia. Cosa manca allora per raggiungere la zona hot? Forse un po’ più di spinta, diremmo. I pezzi sono tutti belli, arricchiti da buone melodie interpretate al meglio da una voce interessante come quella di Davide Bertozzi, ma forse ancora manca un episodio che ci colpisca veramente al cuore, una “Moonlight”, per intenderci, quando si parla di momenti più simili ai Labyrinth, o una “Christ. 0” per il lato più progressivo. Un cavallo di battaglia, insomma, qualcosa che dipinga la loro personalità uscendo dalle righe, e spingendo la band ‘oltre’. A parte la mancanza di un pezzo che si erga sopra gli altri, il disco difetti non ne ha. Non possiamo che consigliarvelo, dunque.

TRACKLIST

  1. Invisibile to the Eye
  2. Hold Me Close
  3. Shaping the Scarlet Flame
  4. Guardian Demon
  5. The Illusion
  6. Basic
  7. 58
  8. Escaping from This Town
  9. Nowhere at All
  10. Dorian
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