SIMONA SODDU – Leftovers

Pubblicato il 29/02/2016 da
voto
6.5
  • Band: SIMONA SODDU
  • Durata: 00:43:26
  • Disponibile dal: 17/12/2015
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Semplice maglietta bianca, sguardo deciso e sicuro, posizione da guitar hero(ine)… sicuramente accattivante l’immagine che Simona Soddu ci mostra di sé sulla copertina di questo “Leftovers”! Un’immagine peraltro adeguata, visto che a colpirci maggiormente per tutta la durata dell’appena citato album è sicuramente l’approccio, molto duro e metallico, che la brava chitarrista mostra di prediligere soprattutto in fase ritmica. Ma, senza anticipare nulla e andando con ordine, è d’uopo segnalare che il disco qui presente rappresenta proprio il debutto per questa dotata artista cagliaritana, la quale si presenta su questi solchi come un’ottima chitarrista sicuramente, ma anche come abile polistrumentista perché, per quello che i credits ci fanno capire, è sempre lei a occuparsi in prima persona anche delle varie parti di basso nonché del sequencing digitale di tastiere e batteria (anche se quest’ultima su quattro tracce è suonata da un ospite, il produttore Davide Sgualdini). Come dicevamo, comunque, è soprattutto la pesantezza del riffing e il potente ‘vestito’ metal a stupirci, ambo le caratteristiche probabili figlie dirette della militanza di Simona nella melodic death metal band Grim Drowsiness, sua ex band della giovinezza. Fatte le dovute presentazioni, quindi, ci fiondiamo sui vari pezzi di “Leftovers”, e l’opener “Burn Out” subito ci travolge con una potente sparata chitarristica dai toni thrashy, ricordante un po’ il Friedman più shredder, quello dell’ultimo album “Inferno” per intenderci, con le dovute proporzioni. La successiva “Blank” cambia completamente il tiro, mostrandoci la Soddu in una veste decisamente congeniale ad un album strumentale di questa lunghezza, di classico solista alla Vai/Satriani. La composizione si assesta infatti su tempi più rilassati, con un tranquillo ma evocativo arpeggio iniziale a supportare buone parti in tapping, che confermano senza difficoltà le notevoli competenze tecniche della musicista. L’invito di Morfeo in Matrix a ‘seguire il coniglio bianco’ è anche il titolo della successiva traccia, “Follow The White Rabbit”… un pezzo ancora diverso, che mostra un diverso tipo di pesantezza, anche se sempre tipicamente metal: è infatti un sound più moderno e groovy quello che sentiamo su questi tre minuti, con qualche eco mutuato anche dall’industrial, avvertibile soprattutto nell’elettronica alla Rammstein. Subito dopo però la quarta traccia “East” soggiorna su lidi progressivi…  ulteriore dimostrazione dell’ecletticità della compositrice sarda, ma anche forse un mezzo passo falso, perché troppo distacco si ha tra questo brano e il substrato metal ascoltato finora, che qui invece è quasi assente. Le atmosfere sospese e sottili, quasi floydiane, di questo atipico intermezzo vengono poi concluse da peculiari improvvisazioni finali di stampo quasi jazz, e la scelta lascia un po’ spiazzati, soprattutto se si considera che nella traccia successiva la colata metal di “The B Factory” riporta bruscamente l’album sulle coordinate in cui stavamo cercando idealmente di posizionarlo. Il brano è guidato da un incalzante susseguirsi di riff, su velocità non altissime, e colpisce l’attenzione forse più per gli inserti di tastiera, di basso e di batteria che non per lo spigoloso assolo presente al minuto 1:30. “At The Club” si presenta sinuosa nella sua linea di basso, accompagnata qui da una batteria controtempata: echi funk e jazz non vengono più nascosti, e così Simona strizza l’occhio ad un’ulteriore apertura del suo già ampio ventaglio di stili e influenze. Il metal classico di “Unconscious” segna sulla seconda parte del disco un indiscusso highlight creativo, grazie alle sue buone intuizioni ritmiche, andando a fare il paio con le mille sfumature della dolce ed onirica “Leave The Light On”, altro bel brano di nuovo stazionato su sonorità progressive. Sorvolando sul metallo pesante di “2000 Reasons To Hate You” e sulle due eclettiche proposte finali, possiamo concludere illustrandovi quelli che secondo noi sono il grande pregio e l’inevitabile difetto di questo album. Il pregio sicuramente è quello che la Soddu ci è mostrata da queste tracce come un’artista completa, interessata ad ascoltare la musica di altri ma a non copiarla e soprattutto volenterosa di non rinchiudersi in autocostruiti reciti d’ispirazione. Il difetto è che questo lavoro è forse fin troppo variegato e ampio dal punto di vista degli stili e delle influenze, cosa che mina in qualche modo l’ascolto perché invariabilmente ci si imbatte sempre in qualche passaggio che non è esattamente nel ‘mood’ attuale dell’ascoltatore. D’altro canto però, i pregi sono sicuro di più dei difetti quindi… perché non fare un bell’applauso a Simona e dare una chance a questo “Leftovers”?

TRACKLIST

  1. Burn Out
  2. Blank
  3. Follow The White Rabbit
  4. East
  5. The B Factory
  6. At The Club
  7. Unconscious
  8. Leave The Light On
  9. 2000 Reasons To Hate You
  10. It’s Ok To Be Yourself
  11. Farewell
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