7.5
- Band: SINPHONIA
- Durata: 52:11:00
- Disponibile dal: 12/03/2003
- Etichetta:
- Lucretia Records
- Distributore: Lucretia Records
Spotify:
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Ricordo con piacere una vecchia intervista rilasciata mesi fa da Lorenzo Deho, factotum dei Time Machine, il quale, interrogato su quali fossero le proposte musicali del futuro, accanto a nomi blasonati indicò questa band danese. Un parere che sento di confermare, poiché “The Divine Disharmony”, secondo lavoro dopo il debut “When The Tide Breaks” del 2000, ha tutte le carte in regola per porsi come una delle uscite più interessanti in ambito prog-metal di questo 2003. Il genere proposto dai cinque musicisti affonda le sue radici nei primi Gathering, ma con un tasso tecnico decisamente superiore, in grado di amalgamare in modo sapiente partiture veloci vagamente epiche, riff arcigni, intermezzi doom e cantati lirici. L’ugola fatata di Monika Pedersen è la grande protagonista di un concept-album che rivisita la Divina Commedia in chiave fantasy; e, al variare degli scenari proposti, corrisponde un mutamento della sua timbrica, così le vocals eteree e sognanti di “The Reflective And The Sleeper” lasciano il posto alle asprezze di “A Spectre Of Dust”, esaltata da controcori in puro stile Therion. La successiva “Disclosure” gioca su mirabili sovrapprosizioni di voci mentre “The Essence Of Desire” riesce solo parzialmente nel tentativo di unire partiture jazz con melodie celtiche. Da incorniciare la Pedersen in versione solista di “Within A Script”, accompagnamento quasi minimale per il suo estro vocale. Una produzione cristallina e potente completa questo ritorno sicuramente all’altezza del predecessore. L’unico limite va riscontrato nella complessità di alcuni arrangiamenti che privano qualche brano del giusto respiro, ma chiudiamo volentieri un occhio (ehm…un orecchio)…
