SINSAENUM – In Devastation

Pubblicato il 01/08/2025 da
voto
6.0
  • Band: SINSAENUM
  • Durata: 00:45:34
  • Disponibile dal: 08/08/2025
  • Etichetta:
  • earMusic

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Raggiunto il traguardo del terzo full-length, è ormai chiaro come titoli e copertine siano l’aspetto più minaccioso del progetto Sinsaenum, supergruppo che – nonostante la perdita di una pedina fondamentale come Joey Jordison (R.I.P.) e un’accoglienza mai propriamente eccelsa da parte del pubblico e della critica – è ancora qui a proporre la sua versione (edulcorata) di death metal.
I precedenti “Echoes of the Tortured” (2016) e “Repulsion for Humanity” (2018) ci avevano mostrato una band intenta a trasporre la lezione dei cari vecchi Morbid Angel, in particolar modo quelli di un disco come “Domination”, su un piano più groovy, melodico e moderno, quasi a cimentarsi in una sorta di extreme metal ‘da stadio’, fallendo però nel tentativo di realizzare qualcosa che non sapesse di innocuo e artificioso, e il nuovo “In Devastation” – pur con qualche miglioria – non sposta granché il tiro rispetto al passato.

Anche oggi, infatti, la compagine guidata da Frédéric Leclercq (Kreator) e completata da nomi non certo di primo pelo come Heimoth (Seth), Stéphane Buriez (Loudblast), Attila Csihar (Mayhem), Sean Zatorsky (Dååth) e André Joyzi (tecnico della batteria del compianto Jordison) si ripresenta sul mercato con dieci brani dall’identità confusa, sospesi fra il desiderio di aggredire e quello di non esagerare troppo su questo versante, come se alla base della raccolta vi fosse l’intenzione di presentare un certo tipo di death metal al pubblico generalista – lo stesso di Amon Amarth, Arch Enemy o dell’ultimo corso della band di Mille Petrozza – piuttosto che interpretare il genere in maniera compiuta e matura.
La via scelta è insomma quella del compromesso, figlia dell’approccio al songwriting di un musicista – Leclercq – che in carriera ha frequentato perlopiù altri lidi (basti pensare ai suoi trascorsi nei Dragonforce e negli Heavenly), e la cui (ri)scoperta dell’estremo continua a tradursi sia in episodi didattici ma tutto sommato scorrevoli, sia in parentesi naïf e bislacche, verso le quali è difficile non alzare il sopracciglio.

L’apporto creativo del resto della line-up non emerge granché (sebbene un certo tipo di groove richiami giocoforza quello di Dååth e Loudblast), con Csihar a vincere inoltre la Palma d’Oro di miglior cartellino timbrato, e da questi presupposti la tracklist si dipana come detto in modo ambivalente, trovando una quadra dignitosa delle proprie influenze death/thrash in pezzi come l’opener/title-track, “Cede to Thunder” e “Obsolete and Broken”, ma facendo anche sorgere grossi dubbi sul senso dell’intera operazione all’altezza di “Shades of Black”, dozzinale nel suo sviluppo orientato al power metal, e “Last Goodbye”, le cui voci pulite, ai limiti del grunge, finiscono per stonare enormemente in un contesto pseudo-malvagio come questo.
Un minutaggio più contenuto, insieme a qualche riff divertente, evitano a “In Devastation” di cadere nella buca profonda di “Repulsion…”, ciononostante è chiaro come il quadro complessivo non sia di quelli memorabili e imperdibili, specie in un contesto estremo che dà ogni giorno prova di potersi esprimere meglio di così.

TRACKLIST

  1. In Devastation
  2. Cede to Thunder
  3. Shades of Black
  4. Obsolete and Broken
  5. Last Goodbye
  6. Spiritual Lies
  7. Destroyer
  8. Buried Alive
  9. This Wretched World
  10. Over the Red Wall
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