7.0
- Band: SINTAGE
- Durata: 00:34:00
- Disponibile dal: 23/04/2023
- Etichetta:
- High Roller Records
C’era una volta un mondo di heavy metal primordiale, nato nelle periferie per cantare e suonare il disagio di una generazione, un universo polveroso che ha lasciato dietro di sé numerosi caduti e eletto a leggende poche grandi band. Potrebbe succedere di nuovo? Non lo sappiamo, ma come abbiamo scritto più e più volte su queste pagine parlando del talent scouting svolto da etichette come la Cruz del Sur o la Dying Victims Production, c’è un sottobosco delizioso di nuove leve che seguono quelle care vecchie sonorità con cori a tutto spiano, riff veloci e taglienti e ritornelli da cantare a squarciagola.
I Sintage di Leipzig, al debutto con questo “Paralyzing Chains”, rientrano a nostro avviso nel pieno di quelle formazioni che dimostrano sin da subito un’ottima attitudine e dei pezzi mica da ridere: a distanza di due anni dall’EP “The Sign”, che aveva raccolto un buon consenso di critica, il quartetto può finalmente dedicarsi a un disco intero, esprimendo tutto il sproprio potenziale. Ce n’è per tutti i gusti, a cominciare dall’accattivante e veloce “Midnight Evil”, un vero e proprio manifesto che ricorda sia qualcosa dei Dokken o, ovviamente, dei vecchi Scorpions, che band più recenti e citate dai membri del gruppo come riferimenti, come gli Stallion o i Blizzen.
Non stupisce che ci siano anche svariate chicche, come l’inno “Spirit Of The Underground”, supportato dall’ottima voce sgraziata di Randy, ma anche stacchi come quello alla metà di “Venom” un po’ alla Anthrax, che servono per riprendere fiato in un album che è un classico attacco frontale di caro e vecchio heavy metal nato e cresciuto nelle strade. La cosa che sorprende è che i pezzi sono a loro modo anche abbastanza complessi, dando modo alla band di potersi esprimere al meglio nella sua abilità virtuosistica, soprattutto grazie alla chitarra di Julez. Ci sono dei momenti non proprio brillanti – come in “Escape the Scythe”, che cerca a suo modo di essere epica quanto basta, con dei riff un po’ alla Running Wild e un incedere marziale, ma che non convince fino in fondo, o anche la super classica “Rocking Hard”, canzone che possiamo tranquillamente paragonare ad altre mille uscite prima di lei con lo stesso titolo – ma se si è alla ricerca di un heavy metal tagliente e sporco di grasso siamo dalle parti giuste. I Sintage hanno scritto un disco godibile e divertente, guidati senza ombra di dubbio da una passione smisurata per le sonorità classiche ‘da mangianastri’, e siamo sicuri che sentiremo ancora parlare di loro nel prossimo futuro.
