6.0
- Band: SIX FEET UNDER
- Durata: 00:45:56
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Metal Blade Records
Dopo una serie di uscite ai limiti del tragicomico, capaci di offuscare quasi del tutto anche quanto di buono i Six Feet Under avevano costruito nella prima fase della loro carriera, “Next to Die” arriva come un disco che, pur senza ribaltare il tavolo, prova almeno a rimettere un minimo d’ordine. Non c’è, ovviamente, nessuna svolta stilistica, nessun ripensamento radicale, nessuna improvvisa urgenza creativa: semplicemente, questa volta gli ingranaggi sembrano funzionare un po’ meglio. E, considerato il recente passato della band, è già qualcosa.
Siamo al terzo album realizzato con Jack Owen coinvolto tanto alla chitarra quanto in cabina di regia, e tra i tre questo è senza troppi dubbi il risultato più convincente. Il merito non sta in una particolare evoluzione del linguaggio, rimasto ancorato a quel death/groove metal quadrato, basilare e senza fronzoli che da anni definisce il gruppo, ma piuttosto in una scrittura più centrata. Owen riesce a infilare qualche riff efficace in più rispetto al passato, evitando almeno in parte quella sensazione di piattezza cronica che aveva appesantito diversi lavori recenti. Anche Chris Barnes, nel suo piccolo, offre poi una prova tutto sommato ordinata: il growling continua inevitabilmente a mostrare i segni del tempo, con tutti i limiti che l’età ha imposto a una voce un tempo ben più incisiva, ma almeno qui il frontman evita metriche sconclusionate e soluzioni vocali fuori fuoco, consegnando una prestazione che, per lunghi tratti, appare funzionale.
La tracklist, va detto, non parte nel migliore dei modi: le prime battute del disco risultano piuttosto tiepide, con un paio di episodi che si assestano attorno ai cinque minuti e finiscono per mettere subito alla prova l’attenzione dell’ascoltatore, in particolare durante la cantilena dell’opener “Approach Your Grave”. Quando le idee non sono abbondanti e i brani ruotano attorno a due o tre soluzioni appena, allungare il minutaggio non è mai una grande trovata. In questo senso, “Next to Die” conferma che i Six Feet Under rendono di più quando restano ritmati, diretti, essenziali. Fortunatamente, nel corso dell’album la situazione migliora: soprattutto nella parte finale emergono pezzi discreti, nei quali il marchio di fabbrica della band torna ad avvicinarsi a una forma più vivace e ispirata. “Wrath and Terror Takes Command”, “Grasped From Beyond” e la title-track sono dei buoni esempi: brani semplici ma solidi, che rimandano agli esordi della formazione e che, per rotondità e attitudine, possono pure richiamare certo repertorio degli Obituary. Niente di sconvolgente, certo, ma neppure quella caricatura sciatta e penosa che la band ha incarnato più volte negli ultimi anni.
Alla fine, resta valido quanto detto tante volte: nessuno sente davvero il bisogno di nuova musica dei Six Feet Under, soprattutto in un panorama death metal che continua a offrire molto di meglio, tanto ai cosiddetti piani alti, quanto nell’underground più oscuro. Però bisogna anche riconoscere quando una band prova a impegnarsi un po’ di più. “Next to Die” non entrerà tra i lavori più completi del gruppo, ma, ascoltato senza aspettative irreali, mostra dei segnali di vita. Persino la conclusiva “III Wishes” tenta di spezzare la monotonia, presentando un dialogo tra arpeggi e impennate elettriche con un pizzico di ambizione in più. Non è molto, ma dopo certi disastri basta per parlare di un passo avanti.
