SIXX:A.M. – Prayers For The Damned Vol. 1

Pubblicato il 03/05/2016 da
voto
8.0
  • Band: SIXX: A.M.
  • Durata: 00:49:24
  • Disponibile dal: 04/29/2016
  • Etichetta: Eleven Seven Music
  • Distributore: Self

Il significato intrinseco dell’intero progetto Sixx:A.M. è racchiuso nel titolo del primo singolo e opener del quarto album “Prayers For The Damned Vol.1”, “Rise”. In questo caso la band si focalizza sul concetto di ribellione e di cambiamento, come ha precisato lanciando la campagna #ReasonToRise, ma anche l’idea del risollevarsi, del rinascere, come accaduto a Nikki Sixx quando è uscito dal tunnel dell’eroina – il primo full-length dei Sixx:A.M. si intitolava appunto “The Heroin Diaries Soundtrack”, commento musicale ai suoi oramai celeberrimi “Diari dell’eroina” – ha un ruolo fondamentale in tutto l’universo sonoro e ideologico del trio. L’idea di ripartire e svoltare quando si è toccato il fondo, si  sente il peso del mondo sulle spalle, la vita sembra negare ogni gioia e ci si sente messo ai margini, è ancora una volta il punto focale, la molla che si carica di tutta la voglia di rivalsa dell’individuo e rilascia un’energia inarrestabile, incanalata in questo preciso caso in un opulento affresco hard rock, moderno nella confezione e classicissimo nel messaggio. Oggi come oggi, forse nessun altro riesce a coniugare così bene suoni laccati, precisissimi e levigati, melodie quasi pop altamente commerciali, arrangiamenti maiuscoli, potenza e sensibilità. Il talento dei tre musicisti all’opera non è in discussione, eppure rimane sempre un filo di stupore nel constatare come i multiformi bagagli di conoscenze di questi personaggi si amalgamino così bene e diano vita a un rock apparentemente semplice, dai punti di riferimento non difficili da comprendere, capace di conquistare in pochi ascolti e poi di non farsi più dimenticare. Il singolo riporta in primo piano i suoni cromati e l’energia sconquassante di “This Is Gonna Hurt”, anche se non va dimenticato che anche nel meno celebrato “Modern Vintage” vi erano pezzi da novanta sulle medesime coordinate, quali la martellante “Let’s Go” e il capolavoro “Hyperventilate”. Risaltano in “Rise” la coralità anthemica e la spinta contagiosa a gettarsi in una missione, condividere un obiettivo e lottare a ogni costo per raggiungerlo. Tale enfasi permea ogni traccia e rende a tratti eroico, strabordante pathos, il percorso all’interno della tracklist. Con “You’ve Come To The Right Place” abbiamo la conferma che i Sixx:A.M. intendono picchiare duro, ricorrendo abbondantemente a ritmi squadrati e chitarre compresse. I suoni sono affini nella calibratura a quelli dei dischi precedenti, ma appaiono leggermente più carichi e metallici. Il tono generale dei pezzi è più tamarro, una rilettura sempre americaneggiante e un po’ cafona di un certo modo di fare dell’alternative novantiano, mescolato alla sapienza in campo hard rock di Sixx e compagni. Un connubio che porta alla creazione di pezzi scorrevoli e multiformi, in bilico fra saltellii muscolari e le romanticherie irresistibili della voce di James Michael. Ottimo il contributo dei cori e perfette ad ogni traccia le emulsioni fra linee vocali grintose e trascinanti e altre più melliflue: si intrecciano voglie festaiole e un’emozionalità a elevato coefficiente di adrenalina, come accade nella turbinante “I’m Sick”. Con la title track i Sixx:A.M. toccano uno dei punti più alti della loro carriera, caricandosi di un’epica amara e di una drammaticità serissima, evocata splendidamente da tastiere magniloquenti e un riff molto oscuro partorito dalla fervida mente di DJ Ashba. L’andamento in crescendo porta un passo alla volta all’apoteosi, cori angelici urlano stentorei attorno a un chitarrismo rigonfio di pathos come poche altre volte ci è capitato di udire da un gruppo tanto ‘commerciale’. La chitarra classica di “Better Man” riporta i sentimenti a una soffusa malinconia, simile a quella di una “Sure Feels Right”, solo con addosso più rabbia. I contrasti aumentano e gli scontri fra spigolosità tipiche di certo strafottente rock yankee e il cuore di panna che il trio delle meraviglie può vantare sotto la scorza da duri deflagrano del tutto in “Can’t Stop”. Arie sinfoniche vanno in crash a metriche vocali frammentarie, Michael fa affidamento a leggeri filtri per intorbidare le acque e riconsegnarsi a noi imbizzarrito, tecnologico e teatrale: un concentrato di arie digitali che suonerà dapprima come un pugno nello stomaco, quindi vi accalappierà per non mollarvi più. “When We Were Gods” parte dolce e rassegnata, in fretta si squarcia e fa scaturire una forza gigantesca, tragica e superomistica. Altra traccia potentissima e piena di chiaroscuri, cantata magistralmente e contenente azzeccati arrangiamenti elettronici. “Belly Of The Beast” prosegue su questo solco, sperimentando su vocals smozzicate, un po’ sardoniche, risultando un altro pezzo in principio difficile da maneggiare, che nasconde dietro una corazza piuttosto ruvida melodie di primissimo livello. “Everything Went To Hell” sfodera un altro chorus-chewing gum che farà stragi durante i concerti, il groove è incontenibile e funge da comodo tappeto per le scorribande di DJ Ashba, perfetto alla solista come nelle ritmiche. Il finale è lasciato a due tracce toccanti, sospese fra la necessità di coccolare i propri cuori infranti e il lanciarsi verso rivincite e successi futuri. “The Last Time (My Heart Will Ever Hit The Ground)” è il classico singolone radiofonico, affrontato con un impeto che i brani normalmente passati nel nostro etere se lo scordano di possederlo: pezzo ammiccante e facile facile, che non fa mancare il suo apporto di classe cristallina e fa vibrare un po’ ovunque. Con “Rise Of Melancholy Empire” si recupera la teatralità dell’esordio e le farciture di sinfonie, abbinate a cori insistiti e all’accorata prova di Michael, provocano un piacevole sovraccarico emotivo, guardando ancora una volta a una dimensione ‘alta’, al cielo, eccedendo il giusto in enfasi. Onestamente, un brano debole sugli undici offerti non siamo riusciti a scovarlo: i Sixx:A.M. ci hanno messo anche stavolta l’anima, hanno sperimentato, non si sono accontentati dei lusinghieri risultati già raggiunti, hanno rimodellato il loro sound senza perdere nulla della propria identità e se ne sono usciti con l’ennesimo disco imperdibile. Una stella sempre più brillante nell’universo rock internazionale.

TRACKLIST

  1. Rise
  2. You Have Come to the Right Place
  3. I'm Sick
  4. Prayers for the Damned
  5. Better Man
  6. Can't Stop
  7. When We Were Gods
  8. Belly of the Beast
  9. Everything Went to Hell
  10. The Last Time (My Heart Will Hit the Ground)
  11. Rise of the Melancholy Empire
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