6.0
- Band: SKALMOLD
- Durata: 00:50:49
- Disponibile dal: 26/10/2012
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
Gli Skálmöld sono una band islandese che nell’arco di tre anni o poco più ha saputo guadagnarsi un discreto seguito soprattutto in Germania e Nord Europa. È in queste terre infatti che il viking-folk metal ha la sua maggiore espansione e un gruppo che propone brani epici, incentrati sulla mitologia nordica e completamente cantati in islandese non poteva certo passare inosservato. Il primo album “Baldur” aveva infatti riscosso un certo clamore sia tra la stampa specializzata, sia tra il pubblico, al punto che la formazione si era esibita anche al prestigioso Wacken Open Air. Certo, il lavoro promozionale svolto dalla Napalm Records ha avuto il suo peso ma al gruppo della terra del ghiaccio va dato merito di un sound, variegato, evocativo e caratterizzato da una certa personalità. Oggi gli Skálmöld tornano con il nuovo “Born Loka” e purtroppo non possiamo dire che le attese siano state confermate. Più pesanti e metallici rispetto agli esordi, i brani mantengono comunque una certa varietà ma si scontrano con un’ispirazione altalenante come ritmiche e soprattutto con linee vocali a tratti ridondanti che pagano un caro prezzo per via del growling statico e grezzo del cantante-chitarrista Björgvin Sigurðsson. I pezzi, in cui a fasi alterne si sentono influenze di Ensiferum, Finntroll o Korpiklaani nelle melodie tradizionali, l’impatto degli Amom Amarth in alcuni frangenti e le atmosfere arcane di Falkenbach o Metsatoll tanto per dare un quadro generale, appaiono in vari casi piuttosto slegati, come fossero un collage di tante idee non ben amalgamate. Questo aspetto e il sopra citato deficit dal punto di vista vocale appaiono piuttosto evidenti già dalle prime battute del disco, aperto da una intro corale straziata da vocalizzi gutturali piuttosto fuori luogo. La successiva e incalzante “Sleipnir” con il suo riffing molto classic è anche uno dei brani più convincenti e non a caso uno di quelli meno articolati. “Gleipnir” segue più o meno lo stesso criterio, aggiungendo però un giro folk tradizionale che conferisce al pezzo una certa immediatezza. Le note dolenti arrivano con il mid tempo dall’incedere marziale “Fenrisúlfur”, musicalmente dal buon tiro ma rovinato dall’inascoltabile duetto tra voce in growl e un abrasivo screaming effettato. Gli accostamenti di dubbia efficacia proseguono anche in altri brani, dove si sovrappone anche una non sempre vivida efficacia di riff e ritmiche. È il caso ad esempio di “Miðgarðsormur”, inizialmente un pacato mid tempo cantato con voce pulita che ricorda i compagni di etichetta Tyr, ma che poi muta in uno sterile up tempo quasi thrash metal. Anche la lunghissima conclusiva “Loki” appare poco legata nelle sue varie parti costituite da un iniziale massiccio mid tempo, un veloce e arioso intermezzo corale alla Therion di “Sirius B” e una conclusiva reprise della intro del disco. Non mancano episodi in cui invece le alternanze di stili e atmosfere ha effetti positivi. È il caso di “Narfi”, dove convince l’associazione tra strofa in growl e l’apertura di un bel ritornello corale, oppure “Hel”, pezzo più sinfonico che nella seconda parte sfocia in una tirata digressione black metal. Non manca quindi qualche spunto interessante ma l’impressione generale che ci lascia “Born Loka” è quella di un album in cui sono state messe sul piatto diverse idee ma non sempre ispirate e soprattutto senza un adeguato collante in grado di tenerle assieme.
