7.5
- Band: SKALMOLD
- Durata: 00:46:08
- Disponibile dal: 18/08/2023
- Etichetta:
- Napalm Records
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I musicisti islandesi hanno una propria visione molto particolare del viking/folk metal, che incorpora elementi provenienti dall’heavy classico, dal thrash e dal death melodico (tra gli altri) e si snoda lungo una scrittura spesso progressive, quasi ai limiti con l’avantgarde. Quest’approccio li rende piuttosto unici – nel bene e nel male – dato che ispirazione e songwriting non sono stati sempre a livelli eccelsi, anzi.
Se le performance su disco dei ragazzi di Reykjavík si sono rivelate altalenanti, lo stesso non si può dire di quelle dal vivo, ambito nel quale i sei musicisti danno il meglio di sé con show tanto spogli di apparato scenografico quanto ricchi di coinvolgimento.
E se dopo un album scialbo come “Vögguvísur Yggdrasils” mai ci saremmo aspettati il buonissimo “Sorgir” – contenente le perle “Móri” e “Mara” – la curiosità nei confronti di questo ritorno (dopo ben cinque anni) era piuttosto sentita; nonostante il lungo stop la band di Snæbjörn Ragnarsson e Björgvin Sigurðsson appare in forma e prosegue decisa lungo il proprio cammino, tra cavalcate granitiche, assoli che sono colate di metallo dotate di un certa classe e atmosfere nordiche ghiacciate e spesso scanzonate. L’aspetto che – da sempre – ci convince di meno è quello vocale: benché sia apprezzabile il ricorso a timbri e stili vocali differenti (pulito, quasi growl, scream) grazie anche al fatto che, a contribuire dietro al microfono sia l’intera formazione, a volte il risultato non è così in armonia con le trame musicali. Questa grande ecletticità sembra però essere un tratto irrinunciabile della band, e negli anni è sicuramente diventato – nel bene e nel male – parte del suo trademark e garanzia di riconoscibilità immediata.
Gli elementi positivi sono sicuramente il ritrovato livello di ispirazione e la capacità di sfruttare al meglio idee e melodie, e alla fine questi ultimi riescono a prevalere sulle incertezze: non ci sono episodi brutti né cali di tensione, e il ricorso alle soluzioni in odore di ‘blockbuster viking death’ (qualcuno ha detto Amon Amarth?) che ci avevano fatto storcere il naso in passato sono limitate al minimo e controbilanciate dal lavoro fantasioso della chitarra solista. Certo, ci sono pezzi più incisivi di altri, ma nel complesso “Ýdalir” si rivela un lavoro solido, molto piacevole e in grado di divertire; è il caso del singolo “Verðandi”, che funziona bene nella sua orecchiabilità o della doppietta iniziale “Ýdalir” e “Urður“, in cui melodie nordiche, ritmiche nervose e assoli dal gusto heavy metal si fondono perfettamente.
La lunga suite conclusiva merita poi una menzione particolare: “Ullur” si discosta dal resto del disco non solo per articolazione e lunghezza, ma soprattutto per la bellezza delle sue melodie, semplici e struggenti; ballata orchestrale epica e malinconica che richiama alla memoria le atmosfere dei Thyrfing, vale da sola l’ascolto del disco. Questa volta possiamo dirlo con convinzione: ben ritrovati, Skálmöld.
