7.0
- Band: SKAPHOS
- Durata: 00:33:14
- Disponibile dal: 10/04/2026
- Etichetta:
- Les Acteurs De L'Ombre Productions
In questi ultimi tempi, l’etichetta francese Les Acteurs De L’Ombre sembra intenzionata a favorire e consentire alle band del suo roster di ripescare le gemme dimenticate del loro passato discografico (spesso originariamente pubblicate in modo indipendente), facendole rivivere in una veste rinnovata e attualizzata. Dopo la recente pubblicazione di “Euch’Mau Noir Bis” dei Galibot – versione riregistrata e riarrangiata del quasi omonimo album di debutto della suddetta black metal band transalpina – è ora il tempo per gli Skaphos, agguerrita band di blackened death metal proveniente da Lione, di affrontare una quasi analoga operazione di restyling.
Il qui presente “The Descent”, infatti, si compone di otto brani originariamente contenuti nei primi due full-length della compagine francese (quattro tratti dal debutto “Bathyscaphe” del 2020 e quattro dal follow-up “Thooï” del 2022), interamente riarrangiati e riregistrati (oltre che, curiosamente, rinominati) per l’occasione.
Checché se ne pensi di questo tipo di operazioni, è innegabile quanto possa essere appagante per una band avere la possibilità di vedere brani del proprio passato risplendere a nuova luce in una veste più professionale e matura, dando magari forma compiuta a composizioni che, al tempo, non avevano potuto essere pienamente valorizzate, per i motivi più disparati.
Ci eravamo recentemente occupati degli Skaphos in occasione della pubblicazione del loro terzo full-length, “The Cult Of Uzura”, restandone favorevolmente colpiti, quindi è con notevole curiosità che ci accingiamo all’ascolto di questa uscita particolare, ben disposti e perfettamente calati nell’atmosfera abissale tipica del quartetto transalpino dalla splendida copertina che lo correda, opera del noto e sempre più gettonato artista Paolo Girardi.
A spalancarci le porte di questo viaggio nei più reconditi recessi delle profondità marine ci pensa l’imponente “Nese Ende” (opening track di “Thooï”, originariamente intitolata “Au Royaume Des Fonds”); come spesso accade in questo tipo di operazioni, la prima cosa che colpisce l’ascoltatore è la pienezza del suono, decisamente più marcata rispetto alle versioni originali: questo permette al black/death metal degli Skaphos, decisamente tecnico, complesso, stratificato e maestoso (ora come allora, i riferimenti stilistici della band restano gente come Nile, Septicflesh, Behemoth, Morbid Angel e Sulphur Aeon) di deflagrare dalle casse dello stereo in tutto il suo splendore.
Degni di nota risultano anche i nuovi arrangiamenti, i quali, pur senza stravolgere minimamente il senso primigenio dei brani, ci consentono di apprezzarli sotto una veste più fluida, rifinita e, relativamente (viste le coordinate stilistiche di riferimento) meno opprimente.
La rinnovata, chirurgica violenza di brani quali “Okean”, “Ube”, “The Descent” o “Mariana Tomb” non fa che confermarci quanto la proposta degli Skaphos fosse degnissima di nota già nei primi lavori; oggi come ieri, la carta vincente di questa band è la capacità di far convivere complessità e immediatezza in un equilibrio pressoché perfetto, grazie a una capacità di scrittura di alto livello, apparentemente finalizzata alla totale immersione dell’ascoltatore negli abissali scenari evocati (espressione quanto mai calzante, in questo caso specifico).
Dissonanze, repentini cambi di tempo, armonizzazioni anticosmiche e riff schizoidi (come ben riassunto nella lovecraftiana “Mireborn”) sono pennellate d’estro: per gli Skaphos quello che conta sono le canzoni, e questo “The Descent”, pur contenendo esclusivamente nuove versioni di materiale già edito (peraltro in un passato decisamente poco remoto), ce lo ricorda nel migliore dei modi.
Per chi non dovesse possedere gli album con le versioni originali, questo lavoro potrebbe essere un ottimo primo approccio con la band (anche se il già citato “The Cult Of Uzura” resta, ad oggi, il loro lavoro più completo e maturo). Per chi dovesse invece avere già questo disco nella propria collezione, questa raccolta potrebbe comunque essere l’occasione per riascoltare i vecchi pezzi in versione deluxe: un lavoro non irrinunciabile, ma comunque interessante e di grande qualità.
